Gli arazzi, i quadri di stoffa, simboli dell’aristocrazia europea tra il XV e il XVII secolo assolvevano alla doppia funzione di protezione dal freddo e di magnificenza dei fasti di chi li possedeva.
Nell’asta di Tappeti e Tessuti Web-Live del 5 novembre 2024 è stato esitato un bellissimo arazzo storico di Bruxelles della bottega di Jan van Tieghem, con l’attribuzione della realizzazione a Michel Coxcie raffigurante la storia di Ciro il Grande, in particolare la scena in cui Ciro sconfigge Spargapise in un accampamento militare (lotto 45, aggiudicato a 38.500 euro). Una storia che racconta l’acerrima disputa tra Ciro il Grande e la regina Tomiride, madre di Spargapise.
Tomiride meglio conosciuta come Tomiri, era la regina dei Massageneti, popolo nomade iranico stanziato in Asia centrale a est del Mar Caspio, nel VI secolo a. C.
È menzionata da vari scrittori, il primo dei quali è stato Erodoto, ma ne fanno menzione anche Strabone, Polieno, Cassiodoro. Dante la cita nel Purgatorio con il nome di Tamiri per esemplificare la punizione e la superbia con cui si vendicò di Ciro il Grande.
È famosa per aver sconfitto e ucciso l’imperatore persiano Ciro il Grande quando invase il suo paese per cercare di conquistarlo. Secondo le narrazioni degli storici classici, l’ambizioso Ciro fu sconfitto nel primo attacco ai Massageti e fu costretto a battere in ritirata. Ma i suoi consiglieri gli suggerirono di tendere un trabocchetto alle orde scitiche che lo inseguivano: infatti, i persiani lasciarono un accampamento apparentemente abbandonato, fornito di abbondante provviste di vino.
Gli Sciti, da pastori quali erano, conoscevano quali uniche bevande il latte e lo yogurt. Non erano quindi abituati al vino: si ubriacarono subito. I Persiani ne approfittarono per attaccarli e massacrarli. Nella battaglia i Persiani catturarono Spargapise, figlio di Tamiri e generale dell’esercito; in seguito alla cattura Spargapise si suicidò.
Tomiri mandò un messaggio a Ciro, sottolineando la vigliaccheria del gesto e sfidandolo in battaglia. I Persiani accettarono ma ne uscirono di nuovo sconfitti con molte perdite: Ciro stesso fu ucciso e Tomiri dopo la battaglia ne cercò il cadavere, dopo aver pronunciato le parole “satia te sanguine, quem sitisti” (saziati del sangue di cui assetato fosti), gli immerse la testa in un otre di sangue, e lo decapitò oltraggiandolo in vari modi. Si narra che poi mantenne per sé la testa del sovrano ucciso e la usò come coppa per il vino.
Michel Coxcie (Malines 1499 – 1593) fu probabilmente allievo del padre e poi di Bernard van Orley a Bruxelles. Dimorò a Roma e vi subì l’influenza di Raffaello: lavorò a Malines e a Bruxelles, dove si conservano suoi quadri. Nel 1539 fu eletto membro della corporazione di San Luca a Malines.