Esiste una ristretto gruppo di artisti che vivono l’espressione creativa come un’ossessione che assorbe ogni aspetto della vita pubblica e privata. Una necessità che diviene un principio per sviluppare un linguaggio che è parallelo ma non sempre intersecante con la realtà delle cose.
Nato a Rasht in Iran nel 1931 da una numerosa famiglia di proprietari terrieri di Lehijan che commerciavano tè e seta, Bahman Mohasses era discendente dai mongoli da parte di padre e Qajar da parte di madre.
Quando si traferisce a Teheran frequenta la Facoltà di Belle Arti, partecipando a circoli d’avanguardia come l’Anjoman-e Khorous Jangi fondato da Jalil Ziapour, stringendo una solida amicizia con Nima Yooshij considerato come il padre della poesia persiana contemporanea. Completa la sua formazione nel 1954 quando arriva in Italia per studiare all’Accademia di Belle Arti di Roma.
Venerato in patria dall’elité culturale come icona nazionale, viene poi censurato dal regime khomeinista sia per il suo pensiero sempre lucido e controcorrente sia per la sua omosessualità vissuta con feroce orgoglio.
L’arte di Bahman Mohasses è stata per il XX secolo un meraviglioso passepartout per conoscere il fascino millenario della cultura persiana attraverso gli infiniti aspetti della sua caleidoscopica personalità.
I suoi tormenti si traducono in pittura come in scultura nella raffigurazione dei mitici Minotauri e in creature uscite da incubi abissali che rendono mute le parole, che tanto ricordano quelli picassiani degli anni ’30, per la loro capacità di essere ambigue presenze incastrate nell’anima dello spettatore.
Bahman Mohasses vede nel Minotauro una figura-chiave per esplorare la propria idea di “diverso” e di emarginato: non tanto un eroe tragico, metafora di una figura mostruosa che cammina ai margini della civiltà.
Questo “mostro” mitico diventa così per Mohasses un alter ego carico di contraddizioni: da una parte rappresenta la forza primordiale, istintuale, dall’altra l’alienazione di chi si sente imprigionato in un’ambientazione ostile.
Così, nel riflettere sulla figura del Minotauro, Mohasses mette a nudo la propria condizione di straniamento: un essere che non appartiene pienamente né al mondo antico degli archetipi, né alla modernità borghese in cui si muove. Il risultato è un’immagine che rimane sospesa fra memoria e desiderio, tra dolore personale e forza ancestrale. È in questa tensione inesauribile che la scultura e il disegno di Mohasses trovano la loro potenza, invitando lo spettatore a confrontarsi con l’enigma di ciò che ci rende insieme umani e, al tempo stesso, “mostri”.
Nell’asta milanese di Arte Moderna e Contemporanea del 12 giugno 2025 è stata esitata una tela del 2010 (“Senza titolo”) – ma che richiama sicuramente alla figura del Minotauro – che dopo un serrato confronto tra collezionisti internazionali è stato esitato a 275.100 euro.

Bahman Mohasses (Iran 1931 – Roma 2010), Senza titolo, 1981, Olio su tela, cm 70,2 x 50: Aggiudicato a € 275.100