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TOMMASO REALFONSO
(Napoli, 1677 circa - dopo il 1743)
Natura morta con pesci, ostriche, verdure e polpo
Firmato Realfonso sulla tesa del piatto
Olio su tela, cm 75X102
Estimate € 3,000 - 5,000
Allievo di Andrea Belvedere (cfr. Bernardo De Dominici 1742-1745, 2008, p. 1086), Tommaso Realfonso non si può considerare un vero e proprio continuatore della sua maniera. Come già intuito Raffaello Causa (cfr. Causa 1972, p. 1025), l'artista esprimeva una consapevole sensibilità arcaizzante e neocaravaggesca con forte sensibilità naturalistica. Questa peculiarità lo pose quale importante interprete della tradizione barocca nel genere della natura morta sulla scia di Ruoppolo e Giovanni Battista Recco, prediligendo tuttavia all'esuberanza compositiva la descrizione oggettiva. Ciò avvenne in modo particolare durante il quarto decennio e come ben osservò Nicola Spinosa, l'artista intraprese un processo che, finalizzato al tentativo di restituire concretezza di materia e verità di lume al dato naturale ed oggettivo, era già iniziato anni prima, anticipando su tutt'altro versante lo stesso ritorno neobarocco dell'anziano Solimena e ponendosi come precedente assoluto della ripresa di fatti caravaggeschi condotta dalla metà o dalla fine degli anni '40 dal Traversi nel campo della pittura di figura.

Bibliografia di riferimento:

B. De Dominici, 'Vite de' pittori, scultori ed architetti napoletani (1742-1745 circa)', a cura di F. Sricchia Santoro e A. Zezza, Napoli 2008, III. 2, pp. 1073-1087

R. Causa, 'La natura morta a Napoli nel Sei e nel Settecento', in 'Storia di Napoli', Napoli 1972, V, 2, pp. 995-1055

N. Spinosa, 'Pittura napoletana del Settecento. Dal Barocco al Rococò', Napoli 1986, pp. 67-69, 86 nn. 120-129, 96, 166, tav. 79, 171; nn. 316-324, 388-392, figg. 386-395

R. Middione, 'Tommaso Realfonso', in 'La natura morta in Italia', a cura di F. Porzio, II, Milano 1989, pp. 954-956 n. 32

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