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SINFONIA in chiaroscuro

Il riflesso di Caravaggio sul Seicento pittorico italiano ed europeo è profondo sia sugli epigoni della prima ora, come nell’opera di Bartolomeo Manfredi, che dette vita ad un canone non a caso chiamato ‘Manfrediana medothodus’, che sui grandi artisti foresti come Ribera e Velasquez, Nicolas Poussin e Simon Vouet, che – attraverso la loro sensibilità e i mutare del gusto, dall’oscuro naturalismo del lombardo Merisi alla luminosa arcadia del bolognese Annibale Caracci (e dei suoi grandi contemporanei come Guido Reni, Guercino, Giovanni Lanfranco e Domenichino) – fino alla generazione successiva al terzo decennio – vede l’artificio barocco intrecciarsi alla verità delle cose tipica dell’ortodossia caravaggesca.
Nella breve, intensa e drammatica vita del Caravaggio, Napoli ricopre un ruolo fondamentale sia perché l’arrivo nella capitale borbonica dopo la repentina fuga romana – che incupisce la tavolozza delle certezze ottiche tipiche della tradizione lombarda e nordica, dà vita all’ultima e più spregiudicata fase della sua ricerca – sia perché il soggiorno in quella splendida, caotica, colta città, pone un sigillo indelebile sul vocabolario visivo della sua e delle future generazioni.

Tra i pittori che si affermano dopo la venuta nel capoluogo campano dell’artista che meglio ha saputo interpretare con una sua cifra precisa ed un talento prodigioso la svolta imposta dal naturalismo caraveggesco, ovvero Jusepe de Ribera detto lo Spagnoletto, Mattia Preti (caravaggesco in ritardo come amava definirlo Roberto Longhi per sottolinearne la totale adesione allo spirito del lombardo pur nello scarto generazionale), l’esoterico e filosofico Salvator Rosa e il raffinato e sensuale Andrea Vaccaio sono tra quelli che si impongono fra i più originali. Del ‘Cavaliere calabrese’ Mattia Preti si segnala una precoce tela, Re Salomone incensa gli idoli, riferibile al 1635-1640, dove alla formazione chiaroscurale naturalistica si associano influenze neo venete e del caravaggismo riformato, come quello di Nicolas Poussin, Simon Vouet e Pietro da Cortona. Di Salvator Rosa si impone un intenso Autoritratto nelle vesti di filosofo, riferibile alla prima attività, tra il 1634 e il 1639, dove i precetti ribereschi del suo giovane maestro Francesco Fracanzano, assumono una gestualità immediata, un’eloquenza e uno spirito tipici della sua maniera. La Maddalena di Andrea Vaccaio, soggetto barocco per eccellenza e databile al quarto decennio del Seicento, come nel caso di Mattia Preti, vede intrecciarsi al caravaggismo iniziale le influenze romane importate dallo Spagnoletto, da Battistello Caracciolo e Simon Vouet, che danno come risultato un naturalismo elegante e sensuale e, nella sua compostezza, austero. Facendo infine un salto temporale di quasi un secolo, verso i primi del Settecento, un Ritratto di Gentiluomo con elmo e armatura, del bergamasco Fra Galgario, vede la tradizione del vero scritta dal Caravaggio attraverso l’illuminismo divenire critica sociale, pur nell’eccellenza aulica della posa.

Mattia-Preti

Mattia Preti Re Salomone incensa gli idoli
olio su tela cm 125X178
Stima € 20.000 – 30.000