È esposto al British Museum di Londra l’Arazzo di Bayeux, un documento storico artistico di estrema rilevanza per il Regno Unito.
Era l’anno 1066 quando i Normanni guidati dal duca Guglielmo II invasero e conquistarono l’Inghilterra. Un evento che creò una profonda frattura nella storia del Paese trasformando la monarchia, le leggi, la lingua, la cultura e, sostanzialmente, il Regno Unito per come lo conosciamo oggi.
Nessun avvenimento è più epocale per gli inglesi che la battaglia di Hastings del 1066, con la sconfitta di Aroldo II d’Inghilterra – ultimo re di stirpe anglosassone – e l’ascesa al trono della dinastia normanna con Guglielmo il Conquistatore.
L’Arazzo è giunto dal museo di Bayeux – attualmente in ristrutturazione -, non senza suscitare un acceso dibattito in Francia, non solo per la sua unicità al tempo stesso artistica e documentaria, ma anche per la sua estrema fragilità, essendo non propriamente un arazzo, ma un ricamo antico di quasi mille anni eseguito su un lino sottilissimo con fili di lana tinti con pigmenti naturali in dieci diverse tonalità, perlopiù del rosso, del blu, del giallo e del verde .
Il suo trasporto in camion attraverso la Manica – arrotolato attorno a un cilindro e protetto da un contenitore ermetico e climatizzato -, ha infatti richiesto in sterline da parte del British Museum un impegno economico di circa un 1,2 milioni, e da parte del governo un’assicurazione di 800 milioni. Già due volte l’Inghilterra aveva tentato senza successo il prestito dell’arazzo: nel 1953 per l’incoronazione di Elisabetta II, e nel 1966 in occasione del IX centenario della battaglia di Hastings.
Gli studiosi sono propensi a ipotizzare che sia stato ricamato poco dopo la conquista normanna nelle botteghe del sud dell’Inghilterra, probabilmente a Canterbury, e da qui inviato in Normandia al suo committente, individuato nella figura del vescovo Oddone di Bayeux, fratellastro di Guglielmo il Conquistatore. Oddone – raffigurato in diverse scene dell’arazzo -, ebbe infatti un ruolo importante nella preparazione dello sbarco – avvenuto proprio a 120 chilometri dalla città che eccezionalmente lo ospita -, e nelle retrovie del campo di battaglia, ottenendo come compenso la contea di Kent. Dopo l’incoronazione fu anche tra i più stretti collaboratori di Guglielmo, e reggente in sua assenza.
Meno avvalorate sono le ipotesi di altri committenti, tra cui Matilde (moglie di Guglielmo il Conquistatore), Edith (sorella di Aroldo e regina consorte di Edoardo il Confessore), o dei monaci dell’abbazia benedettina di Sant’Agostino a Canterbury.
Questo monumentale arazzo lungo circa 70 metri e alto 50 centimetri (si contano ricamate centinaia di figure e oltre settecento animali, tra cavalli, cani e uccelli), si dispiega come un racconto che scena dopo scena cattura l’evolversi degli eventi occorsi tra i due Paesi prima e dopo la conquista, con gli emissari che di corte in corte si spostano e stringono accordi, con i normanni che decidono la spedizione, organizzano l’impresa, armano le navi, imbarcano i cavalli. Metri e metri di prologo fino allo sbarco, alla battaglia di Hastings e alla conquista del Paese e del trono d’Inghilterra. E insieme uno spaccato di vita e dei costumi nell’XI secolo.
Figure centrali di questo racconto sono il conte anglosassone Aroldo Godwinsons (figlio di Godwin del Wessex, uno degli uomini più potenti e in vista d’Inghilterra), che succedette al trono di Edoardo il Confessore nel 1066; e il duca normanno Guglielmo II, detto poi il Conquistatore per le sue grandi imprese militari, che nel 1035, ancora fanciullo, ereditò dal padre il ducato, e nel 1066 conquistò e ascese al trono d’Inghilterra come Guglielmo I.
Il racconto si apre nell’Inghilterra pre-normanna, con la partenza di Aroldo e il suo arrivo sulle coste di Ponthieu. Le ragioni di questo viaggio in mare e dello sbarco restano ancora delle ipotesi. Le fonti più antiche di parte normanna affermano che Aroldo fu inviato dal re Edoardo il Confessore per comunicare a Guglielmo la sua designazione a erede al trono d’Inghilterra – ipotesi che gli storici moderni tendono a escludere; altre fonti successive affermano, invece, che fosse partito per trarre in salvo alcuni familiari prigionieri di Guglielmo. L’ipotesi oggi più accreditata è che Aroldo sia approdato accidentalmente sulle coste a nord della Normandia, forse perché sospinto da un’improvvisa tempesta, dove fu preso e catturato dal conte Guido di Ponthieu, che prima lo fece prigioniero e poi lo liberò su suo ordine di Guglielmo.
È probabile che Aroldo, passato sotto la tutela di Guglielmo, non fosse di fatto un uomo libero, e che gli eventi che si susseguirono in Normandia fossero più delle imposizioni dettate da Guglielmo che delle scelte deliberate di Aroldo, da leggere anche rispetto alle note ambizioni del duca al trono inglese, e a un racconto imparziale delle fonti normanne.
Durante il suo soggiorno in Normandia – come ospite, o forse come ostaggio -, secondo i fatti narrati da Guglielmo e dai cronisti di corte, Aroldo prestò solenne giuramento al duca sulle reliquie dei santi di Bayeux. Venne poi insignito del titolo di cavaliere con la cerimonia di deposizione delle armi, e si dice prese anche parte alla vittoriosa spedizione militare normanna contro Conan II di Bretagna.
Pochi mesi dopo il suo ritorno in Inghilterra, il 5 gennaio del 1066 venne a mancare Edoardo il Confessore, lasciando il trono senza un discendente. Le fonti anglosassoni, per legittimare l’incoronazione di Aroldo, narrano che Edoardo, sul punto di morte, compì il gesto simbolico di indicare il suo successore attraverso il tocco della mano, affidando ad Aroldo il trono e la tutela della regina consorte Edith. Il Consiglio del re, riunitosi subito dopo il funerale di Edoardo, lesse questo gesto come un volere del defunto sovrano, e proclamò Aroldo II nuovo re d’Inghilterra.
Ma proprio nell’anno 1066, poco dopo la sua ascesa al trono, apparve nel cielo la cometa di Halley, visibile in tutta Europa, che fu letta dall’Inghilterra come il presagio di un’imminente invasione. Una funesta predizione che nell’arazzo si manifesta a Aroldo sotto forma di una nave fantasma.
Viste svanire da Guglielmo le sue aspirazioni al trono inglese, e infrangere il giuramento di fedeltà fatto da Aroldo sulle sacre reliquie, il duca normanno iniziò a progettare l’invasione. Guglielmo mandò i suoi messaggeri in Inghilterra e in Europa diffondendo la notizia dello spergiuro di Aroldo, strinse nuove alleanze e ottenne da papa Alessandro II il consenso per l’attacco al trono d’Inghilterra.
Decisa l’invasione con l’approvazione dei nobili e del clero normanno, mentre il racconto si incammina verso l’evento culminante che narra la battaglia, le scene mostrano le enormi forze messe in campo per la costruzione delle navi e l’armamento della flotta, che salpò il 27 settembre 1066; poi la traversata della Manica e lo sbarco nel villaggio di Pevensey nel Sussex, il giorno seguente.
Infine la leggendaria battaglia di Hastings, con le retrovie e le strategie dei due eserciti, le cariche dei cavalieri normanni contro i fanti anglosassoni, fino allo scontro finale che portò alla morte di Aroldo e alla sconfitta delle sue truppe. È probabile che le cronache normanne di Guglielmo di Poitiers – riguardo ai preparativi per la conquista del trono d’Inghilterra e della battaglia di Hastings -, sia stata la principale fonte documentaria degli autori dell’arazzo.
Anche la morte di Aroldo resta tuttora insoluta. Nell’arazzo si vedono due figure, ed entrambe potrebbero riferirsi a lui: la prima colpita a morte da una freccia conficcata nell’occhio, come vuole la tradizione; l’altra perita sotto i colpi delle spade normanne, che concorderebbe con la maggior parte delle fonti coeve.
L’ipotesi degli studiosi è che la prima figura di Aroldo impugnasse originariamente una lancia – quindi con il sovrano d’Inghilterra ancora vivo nel cuore della battaglia -, e che solo la seconda sia da riferirsi alla sua morte. Infatti, ciò che sappiamo dagli interventi conservativi del 1982, è che la freccia – insieme a tutte quelle presenti nell’arazzo -, fu aggiunta solo successivamente, probabilmente nel XIX secolo, modificando l’iconografia preesistente.
A corredo dell’Arazzo di Beyeux sono esposti diversi oggetti e documenti, alcuni molto importanti, che aiutano nella lettura storico artistica dell’opera, che resterà al British Museum fino all’11 luglio del 2027.
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L’ARAZZO DI BAYEUX
dal 10 settembre 2026 al 11 luglio 2027 OPEN