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L’arte Oltre la Crisi

di Alessandro Secciani

Ormai è ampiamente dimostrato da diversi studi: nei momenti in cui le piazze finanziarie sono ai massimi, il mercato dell’arte è altrettanto euforico; ugualmente nelle fasi difficili dei listini azionari, aste e vendite di opere d’arte languono.

I mercati finanziari per definizione sono globali: oggi le aziende leader operano in tutto il mondo, sono spesso quotate in borse diverse anche molto lontane tra loro e vengono sospinte (o depresse) dai trend economici mondiali. Nonostante ciò, però, le differenze locali o per macroaree permangono in maniera molto rilevante: anche se il sistema economico e finanziario è di fatto unico, non è detto che a un record di Wall Street corrisponda una fase altrettanto buona in Europa o nei paesi emergenti. L’esperienza di questi ultimi anni sta dimostrando in maniera inequivocabile che, nonostante la globalizzazione, le aree mantengono velocità molto diverse, a seconda delle situazioni economiche e finanziarie.

Tutto ciò, sulla base dell’assunto iniziale, è destinato ad avere conseguenze anche sul mercato dell’arte, che risente delle componenti locali in maniera altrettanto chiara. Del resto se i grandissimi artisti hanno un mercato planetario e possono essere venduti indifferentemente a Parigi, Londra, New York o Pechino, la stessa cosa non si può dire per una fascia media di artisti, che peraltro costituisce il tessuto connettivo del mercato delle opere d’arte. In fondo come avviene in borsa: i grandi trend li fanno le multinazionali, ma gli andamenti locali si basano ancora molto sui risultati delle medie aziende, che operano all’interno della propria nazione o poco al di fuori. Di conseguenza, prevedere l’andamento dei mercati finanziari nelle macroregioni del mondo può significare comprendere come si muoveranno i rispettivi mercati dell’arte. E a un primo esame sembra proprio che la corrispondenza ci sia.

Stati Uniti
Il 15 maggio di quest’anno a New York Christie’s ha portato a termine la più colossale asta di arte contemporanea della storia: in sole due ore e mezza sono stati venduti quadri per oltre 495 milioni di dollari. Pollock, Basquiat, De Kooning, Guston, Richter sono stati collocati a prezzi di affezione e soprattutto è stato aggiudicato quasi l’intero stock di opere d’arte in vendita. Questo avvenimento è stato di poco successivo a un altro evento storico: il 10 aprile l’S&P 500, il più importante indice azionario statunitense, che raccoglie le 500 maggiori capitalizzazioni degli Usa, ha battuto il suo record storico di 1.576 punti e ha chiuso la giornata a quota 1.587, dopo avere toccato nel corso della seduta 1.589. Da allora è stata segnata una serie continua di record storici e all’inizio di ottobre l’indice era a quota 1.681. La relazione tra i due avvenimenti non è chiaramente casuale.
Ma parlando degli Stati Uniti c’è da aggiungere una serie di dati e di elementi che sono certamente favorevoli al mercato dell’arte e a tutti gli investimenti che comportino una discreta dose di rischio. Da alcuni anni la Federal Reserve, la Banca centrale degli Usa, sta acquistando a ritmi di 85 miliardi di dollari al mese titoli di stato e cartolarizzazioni di mutui: questo significa nella sostanza che l’istituto di emissione sta buttando sul mercato una quantità enorme di liquidità, che da una parte tiene bassi i tassi dell’obbligazionario, dall’altra spinge al massimo tutte le attività rischiose. E soprattutto sta determinando un’euforia forse senza precedenti.

Inoltre l’economia degli Stati Uniti sta crescendo intorno al 2% all’anno, che non è un trend irresistibile, ma sicuramente è uno dei migliori nel mondo occidentale. L’ultimo elemento favorevole è che è ripartito il settore immobiliare, in profondissima crisi da 2007. Per il mondo dell’arte il fatto che si costruiscano nuove abitazioni e nuovi grattacieli è un fatto estremamente positivo. In fondo l’arte è anche un complemento d’arredo e una buona ripresa dell’edilizia ha effetti positivi sull’intero settore. Da non dimenticare, infine, il dollaro basso, che attira acquisti da tutto il mondo.

Su questa base, negli Stati Uniti appare molto probabile che il mercato delle opere d’arte sia destinato a continuare la sua corsa ancora per un po’ e che possano essere battuti nuovi record. Ovviamente sicurezze di questo genere sono impossibili da dare, ma è indubbio che le condizioni di base sono le migliori possibili.

Arte-meraviglia

Paesi emergenti
Non è un momento facile per i diversi paesi emergenti, anche se per emerging market si intendono almeno cinque aree diverse con dinamiche proprie: Cina e Sud-est asiatico, India, America latina, Est Europa e Medio Oriente. Comunque queste economie hanno tutte una serie di problemi non da poco. La Cina, il cui mercato azionario è in difficoltà da almeno due anni, pur crescendo a ritmi del 7% all’anno, si sta scontrando con una realtà tutt’altro che semplice da gestire. L’industria non ha più i ritmi di esportazione degli anni passati e la nuova dirigenza del paese sta cercando di incrementare al massimo i consumi interni. L’edilizia è in piena bolla speculativa e oggi la Cina appare popolata di grattacieli assolutamente vuoti, che molto difficilmente riusciranno a essere collocati. È vero che il livello di vita dei cinesi è notevolmente salito e che si valuta che ormai i milionari in dollari siano almeno 4-5 milioni, ma buona parte di questa ricchezza nasce dalla speculazione edilizia, che rischia di tracollare da un momento all’altro. Non rende facili le cose nemmeno la stretta creditizia che la Banca centrale e il governo hanno imposto per eliminare gli eccessi speculativi. In pratica in questa situazione l’arte difficilmente vedrà un’espansione e una crescita dei prezzi. La presenza di un numero alto di ricchi, che peraltro hanno molte difficoltà a restare tali, non è certo sufficiente a tenere in piedi un mercato delle opere d’arte molto ampio.

Quanto all’America Latina la situazione è peggiore: anche in questo caso la presenza di milionari è alta e alcuni di questi sono finiti nelle cronache dei giornali. Ma il Brasile, che è l’economia trainante di tutta la regione, sta vedendo un ristagno dell’economia, la svalutazione del real, un livello di inflazione abbastanza alto e soprattutto una notevole fuga dei capitali. La crescita dei tassi d’interesse in tutto il mondo certamente non facilita la situazione in un’area fragile come l’America Latina. In difficoltà anche l’India, alle prese con secolari problemi di inefficienza e di ristagno dell’economia.

Un po’ meglio l’Europa dell’Est, dove il paese leader, la Russia, beneficia dei corsi ancora relativamente alti del petrolio. Inoltre gli altri paesi (Polonia e Repubblica Ceca soprattutto) sembrano ricevere un supporto da un accenno di ripresa dell’Europa, che resta il principale mercato di sbocco per le loro merci. Certo in questa area del mondo pensare a una crescita dell’arte è abbastanza fuori luogo: forse solamente la Russia può dare un minimo di supporto.

Nonostante le difficili crisi politiche, che creano un clima d’instabilità, va bene il Medio Oriente, che almeno nei paesi più avanzati sta uscendo dalla dipendenza economica del petrolio.
Come si è visto, i paesi emergenti sono un insieme di realtà molto diversificate, però certamente oggi sono ben poche quelle che possono dire di vivere un momento di euforia: pensare che il mercato dell’arte, che era cresciuto a dismisura negli ultimi 10 anni, possa ulteriormente salire appare improbabile. Se verranno mantenuti gli attuali volumi e quotazioni per gli artisti locali, si potrà essere molto contenti. Certamente le condizioni di base non favoriscono.

L’Europa
Per certi versi è la grande sorpresa. Dopo un inizio 2012 terrificante, in cui tutta l’Eurozona è andata in recessione e anche le economie più forti, come la Germania, avevano registrato una crescita intorno allo zero, il secondo semestre si è chiuso con una serie di sorprese positive. La Germania ha fatto +0,7%, la Gran Bretagna ha incrementato il Pil anch’essa dello 0,7% ed è vista nel 2014 a +1,5% e soprattutto la Francia, che veniva giudicata molto fragile, ha messo a segno un imprevisto +0,5%. Anche i mercati finanziari di questi tre paesi hanno preso atto della situazione favorevole e hanno cominciato a correre, al punto che il Dax, l’indice della borsa di Francoforte, viaggia ormai sui suoi livelli massimi di sempre.
Un po’ meno bene la periferia, con Italia e Spagna ancora in forte difficoltà, anche se forse con qualche segnale di ripresa. I Pil sono ancora negativi (-0,2% l’Italia e -0,1% la Spagna), ma il crollo dei mesi passati sembra meno pesante.
Nella parte centrale del Vecchio Continente, comunque, si sta respirando un’aria da fine dell’incubo che ha portato a un sentimento se non positivo quanto meno non negativo. C’è il problema della periferia europea, ma c’è anche la consapevolezza che le economie leader del continente potranno riprendere a macinare utili.

Ed è forse la sensazione di essere all’inizio di un ciclo positivo, che sta facendo ripartire industria, credito e immobiliare, che forse rappresenta la condizione migliore per il mercato dell’arte. Oggi questo è ancora un po’ depresso, ma ci sono le basi per un netto recupero dei volumi e delle quotazioni. Chi vuole comprare in questa situazione, al di là del valore dei singoli artisti, elemento sempre fondamentale, e dei diversi periodi, probabilmente trova le condizioni migliori per realizzare un buon affare. In pratica si sta ricostituendo il tradizionale asse Berlino-Parigi-Londra, che del mercato dell’arte rappresenta la base fondamentale. Se poi si aggiunge che anche New York corre…