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La Fondazione De Vito. La modernità del Seicento napoletano

di Nadia Bastogi
Direttrice Scientifica della Fondazione De Vito

La mostra “Dopo Caravaggio. Il Seicento napoletano nelle collezioni di Palazzo Pretorio e della Fondazione De Vito” (inaugurata a Prato il 14 dicembre 2019 e prorogata al 6 gennaio 2021) presenta per la prima volta al pubblico un gruppo importante di dipinti della raccolta formata da Giuseppe De Vito, oggi appartenente all’istituzione che ne porta il nome.
La “Fondazione Giuseppe e Margaret De Vito per la Storia dell’Arte Moderna a Napoli” rappresenta, infatti, la più viva eredità di Giuseppe De Vito, la cui passione per la pittura del Seicento napoletano è stata il fulcro della costante attività di studioso, di collezionista, di mecenate, svolta in parallelo alla sua professione di ingegnere imprenditore.
Da lui costituita il 5 maggio 2011 nell’antica villa di Olmo, presso Vaglia, sulle colline che guardano Firenze, è solo alla sua morte nel 2015 che sono pervenuti all’istituzione la collezione di dipinti conservata nella dimora milanese e l’insieme della biblioteca, della fototeca e dell’archivio.
Come De Vito sottolineava nella premessa allo statuto, la Fondazione ha lo scopo di mettere a disposizione della comunità, e soprattutto dei giovani, i dipinti, i documenti e i materiali da lui raccolti, con la finalità di promuovere e valorizzare la conoscenza della stagione più alta dell’arte partenopea. Essa nasce, dunque, con una specifica vocazione, che la contraddistingue nel panorama di analoghi enti, così come originali erano state la personalità di De Vito e la sua attività nel campo storico artistico. Qui aveva fatto il suo ingresso da outsider alla fine degli anni sessanta, e ha lasciato una traccia significativa con ben settantadue contributi scientifici pubblicati tra il 1974 e il 2013, grazie ai quali gli è oggi riconosciuto un posto di rilievo nella storiografia critica novecentesca del Seicento napoletano e del genere della natura morta.
“L’ingegnere prestato alla storia dell’arte”, come amava ironicamente definirsi, era nato a Portici (Napoli) il 2 ottobre 1924 ed aveva diviso la sua vita fra Napoli, a cui lo legavano le radici culturali e il gusto artistico, Milano, dove ha vissuto dal 1952 e dove aveva costituito un’importante azienda nel campo delle telecomunicazioni, e Firenze in cui ha trascorso gli ultimi anni prima della morte nel 2015, nella residenza di campagna acquistata nel 1980, divenuta poi la sede della Fondazione.
Brillante ingegno, nel 1954, dopo aver brevettato alcune componenti per la trasmissione dei segnali radiotelevisivi, aveva iniziato una fortunata attività imprenditoriale coltivando, tuttavia, i suoi interessi per l’arte e dalla metà degli anni sessanta aveva cominciato a collezionare dipinti e a studiarli. Il suo approccio scientifico e sistematico univa l’interesse per i documenti e per gli aspetti tecnici dell’opera al riconoscimento della sua qualità estetica e alla connoissership di matrice longhiana. Dopo qualche incursione nella pittura del Seicento settentrionale si era dedicato, con una scelta coerente e univoca e una passione “viscerale”, alla pittura del Seicento napoletano, acquisendo sul mercato antiquario e da collezionisti privati dipinti importanti che documentavano il filone del naturalismo caravaggesco partenopeo.
Determinante per la sua crescita di studioso era stato l’incontro con Raffaello Causa, soprintendente a Capodimonte e uno dei maggiori studiosi di arte napoletana, a cui erano seguiti i rapporti stretti con tutti i maggiori specialisti di Seicento italiani e stranieri. I primi articoli pubblicati e la partecipazione alle due grandi mostre sul Seicento Napoletano Paintings in Naples 1606-1705 from Caravaggio to Luca Giordano, (Londra, Washington, Parigi, Torino 1982-1983) e Civiltà del Seicento a Napoli (Napoli 1984-85), dove figurava fra gli organizzatori, i prestatori e gli autori del catalogo, consacrarono De Vito collezionista e studioso. In quel fervido clima di ricerca, con la sua mentalità imprenditoriale egli, intuendo la necessità di uno strumento per valorizzare le ricerche documentarie e gli studi avviati, aveva fondato il periodico annuale Ricerche sul ‘600 napoletano pubblicato dal 1982 e diretto fino alla morte, che rappresenterà un costante e originale punto di riferimento nel settore. I pionieristici articoli di De Vito su personalità artistiche poco note o fraintese, si alterneranno ai contributi di studiosi di fama, di giovani ricercatori, di valenti archivisti. Divenuto dal 2011 l’annale della Fondazione con il titolo Ricerche sull’arte a Napoli in età moderna, che ne attesta l’ampliamento ai secoli XV-XIX, la sua pubblicazione, giunta al trentatreesimo numero e arricchita nella veste illustrativa ed editoriale, è oggi una delle attività principali dell’istituzione.

Contestualmente, seguendo l’esempio dei grandi conoscitori come Roberto Longhi, De Vito raccoglieva una ricca fototeca con migliaia di immagini di opere di Seicento napoletano acquisite dal mercato antiquario, da collezioni private e musei di tutto il mondo o frutto di specifiche campagne fotografiche.
Cuore della Fondazione è la collezione costituita da sessantaquattro dipinti di Seicento napoletano, rappresentativi di molti degli artisti più importanti del secolo, da Battistello Caracciolo a Luca Giordano. Essa non è frutto di scremature su un numero elevato di acquisti ma di precise scelte guidate dall’immediato riconoscimento della qualità e dall’interesse che i dipinti rivestivano agli occhi dello studioso. La raccolta rispecchia perfettamente lo stretto intreccio fra il collezionista e lo storico dell’arte con un legame biunivoco in cui l’acquisto dell’opera a volte seguiva, altre ne precedeva e stimolava lo studio. Essa si configurava come una sorta di ‘laboratorio’, di work in progress, che arrecava godimento estetico al collezionista ma ne stimolava altresì le riflessioni. Ogni dipinto era una precisa tessera nella sua ricostruzione della scena artistica napoletana. Per tale motivo e rifuggendo da ogni intento speculativo egli non ha mai rivenduto alcuna opera.

Sono esempio di questo legame il nucleo di ben quattro dipinti del Maestro dell’Annuncio ai pastori fra cui la tela con Giovane che odora una rosa, una delle più rappresentative dell’anonimo pittore di cui De Vito è stato uno dei maggiori esegeti; la presenza del San Giovannino di Battistello, del Sant’Antonio Abate di Jusepe de Ribera e del giovanile San Giovanni Battista nel deserto di Massimo Stanzione, esemplari del filone naturalista dei primi decenni, insieme a opere di Francesco Fracanzano, Paolo Finoglio, Giovanni Ricca; la straordinaria Santa Lucia, capolavoro di Bernardo Cavallino che, con la Sant’Agata di Andrea Vaccaro e la grande pala con Cristo e la Samaritana di Antonio De Bellis, rappresenta l’evoluzione pittorica della metà del secolo e si collega ai pionieristici studi di De Vito su tali artisti; le tele di Aniello Falcone e di Micco Spadaro, che esemplificano la pittura di piccole figure e il genere della battaglia; le opere di Mattia Preti, fra cui il capolavoro napoletano della Scena di carità con tre fanciulli e la coinvolgente Deposizione di Cristo degli anni maltesi. Le quattro tele di Luca Giordano documentano il particolare interesse per l’artista a cui De Vito dedicò ben diciassette contributi restituendo con grande acume critico una diversa fisionomia al suo periodo giovanile. Così, il nutrito gruppo di nature morte dei maggiori pittori di genere napoletani, da Luca Forte, ai Recco, a Paolo Porpora, ai Ruoppolo, rappresenta al meglio le sue predilezioni e uno dei campi dove lo studioso produsse maggiori e riconosciuti risultati critici.

Dopo la morte di De Vito gli intenti del Presidente Notaio Giancarlo Lo Schiavo e della scrivente, già designati nelle loro cariche dal fondatore, sono stati quelli di proseguirne le volontà, facendo conoscere la sua figura e valorizzando anzitutto la pubblicazione dell’annale e la collezione, promuovendo la fruizione e lo studio di quest’ultima attraverso esposizioni e la prevista pubblicazione di un catalogo scientifico. Sarà, inoltre, avviata la messa in rete del catalogo della biblioteca specializzata sull’arte napoletana e sul Seicento, anche con edizioni rare e miscellanee, insieme alla digitalizzazione della fototeca ed alla possibilità di consultare il fondo che De Vito acquisì da Antonio Delfino con trascrizioni da documenti dell’Archivio del Banco di Napoli dei secoli XVII e XVIII.
Il chiaro intento di De Vito di sostenere la ricerca e i giovani è per la Fondazione una missione prioritaria, espressasi in questi anni sia con il contributo a pubblicazioni inerenti l’arte moderna a Napoli, sia con l’assegnazione di borse di ricerca in collaborazione con università e istituzioni italiane e straniere.
Attraverso tali strumenti la Fondazione, seguendo lo spirito innovativo e tecnologico che ha sempre contraddistinto le scelte di De Vito, vuole essere punto di riferimento per gli studi sull’arte napoletana e per il sostegno ai giovani studiosi del settore.