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Biennale. Unica. Aperta. Generale.

Testo estratto dall’introduzione del volume: “Esposizione Internazionale d’arte La Biennale di Venezia 1895-2019” a cura di Asac-Archivio storico della Biennale di Venezia, La Biennale di Venezia 2019

Nei suoi primi anni di vita La Biennale fu rigorosamente diretta nelle sue scelte dall’indirizzo voluto dai suoi responsabili. È noto che essa fu governata con spirito conservatore per molti anni e che la figura del Segretario (il leggendario Antonio Fradeletto) garantiva con la propria ferma opinione quanti temevano sobbalzi ed eccessi innovativi. […]
La Biennale fu, come è noto, fondata nel 1893 e realizzò la prima Mostra nel 1895. Alla base delle sue origini sta un sindaco, uomo di teatro, scapigliato e progressista, che sarà seguito da un sindaco conservatore e clericale, ma anch’egli biennalista convinto e con lui un gruppo di maggiorenti veneziani e un consistente gruppo di artisti anch’essi veneziani. Convergenti gli obiettivi: valorizzare una ricchezza locale mettendola a diretto confronto con il mondo. […] Affermato con forza fin dalla prima bozza del progetto l’intento di promuovere il carattere ‘Internazionale’ della Mostra, già nella seconda bozza veniva inserito quello che sarà il secondo pilastro dell’edificio: la selezione, aperta a tutti, con tanto di giuria di ammissione.
Il dualismo tra la Mostra composta di artisti invitati e l’esposizione delle opere degli ammessi dalla “Giuria di accettazione” caratterizzò la vita della Biennale per lunghi anni, di fatto fino al 1956. […]
Si aprì anche un ufficio vendite, e la Mostra sollecitata per la promozione di confronti artistici internazionali nasceva così anche come strumento di promozione degli artisti sul mercato – allora di dimensioni limitate – e diveniva punto di riferimento degli artisti intesi anche come categoria professionale, e questo come si vedrà influirà non poco sulla vita della Biennale (presenza dei sindacati degli artisti nelle commissioni, pressioni per aumentare il numero degli invitati). […]

L’andamento della Biennale in tutti quegli anni fu una specie di circumnavigazione intorno alla Francia. Nemico numero uno era considerato infatti l’Impressionismo che non doveva corrompere le nuove generazioni di artisti italiani. Stesso trattamento sarà riservato all’Espressionismo. […]
Il Simbolismo, la trasfigurazione in arte del proprio mondo interiore, l’esoterismo, la psicoanalisi e il Mito influenzavano gli artisti italiani: dal paesaggio alle scene domestiche di interni, alle maschere e alla figura umana. […]
La prima Biennale del 1895 segue di tre anni la Secessione di Monaco e precede di due anni quella viennese e di tre quella di Berlino. Tutte manifestazioni queste, che pur non avendo lo spirito di moti d’avanguardia, processavano l’accademismo e miravano a dar vita a una moderna arte nazionale nei relativi Paesi. In molti casi ciò avveniva con dimensione multidisciplinare, comprendendovi l’‘Arts and Crafts’. […]
L’ansia di controllo sugli indirizzi artistici della Mostra si fece maggiore in ambito locale, quando nel 1920 scomparvero i primi grandi garanti (il Sindaco e il Segretario Generale). Venne nominato quale Segretario Generale Vittorio Pica, allora figura di primo piano per le scelte artistiche, una personalità pronta a nuove e più coraggiose aperture; fu sua l’iniziativa di far arrivare gli impressionisti e persino “l’arte negra”, anche se gli fu subito imposta una “commissione” composta di 7 membri, divenuti poi 13, che vigilasse sulle scelte.
Seguì nel 1928 l’arrivo di Antonio Maraini come Segretario Generale (che diverrà capo del sindacato fascista degli artisti): la commissione fu ridotta e poi abolita, ma questa volta il conflitto con il Presidente sindaco (Ettore Zorzi) che pretendeva di effettuare personalmente le scelte degli artisti fu davvero totale; il risultato fu che Maraini ottenne, con una legge del 1930, la trasformazione dell’Ente da ente promosso localmente in Ente di Stato. Tale trasformazione divenne parte di un più ampio disegno che vedeva un maggiore impegno dello Stato e che coinvolgeva anche la Triennale di Milano e la Quadriennale di Roma. Maraini restò Segretario mentre Presidente, al posto del sindaco, fu nominato un ex ministro: Giuseppe Volpi, Conte di Misurata. […]
Dall’inizio La Biennale venne vista come strumento per affiancare la propaganda che esaltava l’immagine dell’Italia come nazione nuova, aperta, giovane, contraria alle conclusioni sanzionatorie della Prima guerra mondiale, revisionista dei perfidi trattati della fine della guerra. […]
In questo quadro La Biennale dilatò il campo delle sue attività: all’arte si affiancò il cinema, il teatro, la musica, grazie alla nuova legge che offriva anche queste opportunità. […]

Arsenale, Corderie Viva Arte Viva: in primo piano Takesada Matsutani Venice Stream, 2017; sullo sfondo Sheila Hicks, Scalata al di là dei terreni cromatici, 2016-2017 57. Esposizione Internazionale d’Arte, 2017 © Andrea Avezzù

Nel dopoguerra La Biennale poté organizzare la prima Esposizione Internazionale d’Arte nel 1948 (la prima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica era stata già presentata nel 1946). Si fece una scelta che sottolineava la continuità, non vi fu una riforma come frattura rispetto al passato: mentre l’organizzazione della Biennale fu affidata a un Commissario, la curatela della mostra fu da lui affidata a un comitato di esperti composto da critici di “chiara fama” e da artisti, questi ultimi da intendersi anche come rappresentanti dei sindacati. […]
Era in formazione lo spirito europeo, ma era al lavoro anche un’intensa azione favorevole a una crescente apertura verso l’America e la diffusione dell’Action Painting e dell’Espressionismo Astratto assunsero carattere dirompente. […]
L’orientamento prevalente diveniva il Nuovo Astrattismo, l’Informale e soprattutto, come ricordato, l’Action Painting. […]
Venne dunque dall’America la Pop Art e il Nuovo Realismo (Nouveau Réalisme): fu un’operazione favorita da interessi politici (consolidamento dell’Alleanza Atlantica); ma anche se fu accompagnata da grandi dispute e preoccupazioni politiche, con essa la Biennale si affrancava non solo dal nazionalismo dell’era fascista ma anche dal riferimento esclusivo all’Europa: diveniva globale, almeno per quel che globale significava allora. […]
L’effetto dirompente dell’edizione del 1964 fu seguito da una grande calma nel 1966, ed ecco però il ’68 che, seppure in modo non univoco, rifiutava le discussioni in corso per mettere sul tappeto una questione politica, quella del ruolo dell’Istituzione per non dire della sua sopravvivenza. […]
Il ’68 influì non solo per le interruzioni alle attività che portò con sé, ma anche sui contenuti delle Biennali successive: quella del 1970 fu dedicata all’attività artistica come attività di produzione, al laboratorio artistico piuttosto che all’opera nonché al coinvolgimento del visitatore; anche quella del 1972 inserì mostre sulla grafica, sui video e sull’architettura. […]
Venne nominato un presidente rappresentativo e creativo che salutò, come fecero tutti, quella riforma come epocale. Con la legge del 1973 nel Consiglio di Amministrazione furono inseriti rappresentanti di enti locali, espressi dagli organi assembleari degli enti locali e quindi dalle rappresentanze politiche di quegli enti, altri erano designati dai sindacati, altri dai ministeri, per un totale di 19 componenti (tenuti a prevedere una riunione pubblica all’anno). […]
Fecero il loro ingresso la grafica, i video, il design e l’architettura nell’Esposizione del 1976 nonché temi e riflessioni sul rapporto con il cinema; la stessa selezione italiana in questo stesso anno fu organizzata sulla base di tematiche relative al rapporto dell’arte con l’ambiente sociale, mentre una mostra affidata a Germano Celant trattava del rapporto tra Ambiente e Arte. […]
Nell’Esposizione del 1980 se da un lato si confermava in via definitiva l’interesse per l’architettura (lo dimostra la mostra La Presenza del Passato. La Strada Novissima che si tenne lungo i primi 70 metri delle Corderie all’Arsenale), dall’altro si inseriva nella vecchia struttura della Mostra una nuova sezione ‘Aperto’, grazie alla quale la Biennale poté accogliere quello stesso anno le tendenze più recenti che in Italia e in Germania davano vita alla “nuova pittura”: la Transavanguardia e i nuovi pittori tedeschi, da Baselitz a Kiefer, da Polke a Richter, gruppo di artisti che dominò poi nella Documenta 7 del 1982 per ricomparire poi nel padiglione Germania. […]

Nonostante la riforma avesse introdotto la figura del Direttore di settore, si procedette nella Biennale Arte nominando direttori che avrebbero operato prevalentemente come organizzatori strategici, che si sarebbero dedicati a curare alcune delle mostre, ma che sarebbero stati accompagnati da comitati, da altri curatori (raramente), da commissioni utili a realizzare ancora una volta un “complesso di mostre”, un piccolo arcipelago di mostre. […]
La grande Mostra del Centenario nel 1995 fu affidata per la prima volta dall’inizio della storia della Biennale a un curatore straniero, che risultò tuttavia anch’egli affiancato da commissioni di esperti e comitati per la scelta degli artisti italiani: l’indirizzo evocativo la fece da padrone, mentre nella Mostra principale aleggiava lo spirito critico del curatore (Jean Clair) verso l’arte contemporanea. […]
Nel 1997, in un clima di incertezze e dispute, solo l’esperienza di Germano Celant, nominato Direttore del Settore Arti Visive e curatore della 47. Esposizione Internazionale d’Arte con solo pochi mesi di tempo a disposizione, consentì la realizzazione di una mostra valida. […]
Dopo alcuni anni di gestazione venne finalmente la riforma del 1998 e fu questa volta radicale. Comportava di fatto una rifondazione: da Ente del parastato con un consiglio pletorico e influenzato da equilibrismi politici, a Istituzione pubblica governata dal diritto privato, con un Consiglio di Amministrazione ridotto e con autonomia di indirizzo. […]
La Biennale assumeva su di sé il compito di realizzare una Mostra Internazionale unica, aperta e generale e i padiglioni sarebbero stati contributi spontanei al dialogo internazionale: nessuna interferenza ma libertà di seguire il tema principale. […]
Tutte le mostre di questo ultimo ventennio (1999-2019), quale fosse il tema o l’ispirazione delle scelte dei vari curatori susseguitisi in questi anni, sono state improntate a questo spirito e alla sensibilità al tema del rapporto con il visitatore. […]
Ciò anche al fine di richiamare il ruolo che l’arte gioca nella formazione di ciascuno di noi come individuo e come comunità.

Padiglione Centrale, sala 5 Arturo Martini, 31 Esposizione Internazionale d’Arte, 1962 © Cameraphoto