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Guidobaldo II Della Rovere duca di Urbino e la commissione di due vasi della bottega di Orazio Fontana

Nella prossima asta milanese di “Importanti maioliche da XIV al XIX secolo” che si terrà il prossimo 30 ottobre 2025 (tornata unica di 223 lotti a partire dalle 14.30) saranno esitati due vasi in maiolica policroma che vantano la committenza tradizionale di Guidobaldo II della Rovere per la farmacia ducale di Urbino. Sono noti vari esemplari di questa farmacia, che appare vicina alla Farmacia della Santa Casa di Loreto realizzata dalla bottega di Orazio Fontana (lotti 51 e 52 entrambi con una stima di 5.000 – 8.000 euro).

Tra le commissioni più illustri nel 1562 Orazio Fontana, su cartoni di Taddeo Zuccari e di altri artisti, dipinse i vasi per la credenza di maiolica, inviata da Guidobaldo in dono a Filippo II di Spagna. Un altro servizio di piatti, di sua produzione, fu inviato da Guidobaldo II a Carlo V d’Asburgo.

Guidubaldo II Della Rovere, è il primogenito del duca di Urbino Francesco Maria I e di Eleonora Gonzaga, nasce a Urbino il 2 aprile 1514; il 4 giugno 1516 giunse a Mantova, lì messo in salvo dal padre che, aggredito da Leone X, era ormai prossimo a essere spodestato.

È nella committenza che Guidubaldo focalizza la propria personalità. Animato dal “fare di quelle cose” che “ha sempre desiderato”, attira artisti, recluta musici, va a caccia di strumenti, promuove musiche e spettacoli, feste e apparati, recite e messe in scena. Propulsiva la consapevolezza che l’incoraggiamento e la protezione di arti e lettere fanno lievitare la sua immagine, la proiettano ben oltre il peso specifico e il peso relativo cui – nel mero terreno dei rapporti di forza politici economici militari – è, altrimenti, inchiodato.

La committenza artistica e musicale solleva Guidubaldo agli occhi dei contemporanei. Gli fanno da piedestallo le tante dediche in opere a stampa (di Aretino, di Francesco Sansovino, di Sperone Speroni) e manoscritte (di Annibale Romei, di Gian Giacomo Leonardi, di Pietro Caetano) i tanti versi a lui indirizzati, gli elogi a lui rivolti, le orazioni al suo cospetto pronunciate. Addirittura, nel prologo dell’Orazia d’Aretino, è la Fama a lodare Guidubaldo e sin conteso e disputato l’onore dei suoi favori, al punto che Anton Francesco Doni – proprio perché li avverte intercettati da Aretino – con questo rompe clamorosamente. “Idol mio”, G. per Aretino, deciso a non spartirlo con altri.

Ancora ragazzo vuole un’armatura da parata. E ancora da quando è duca di Camerino sta dietro a Tiziano, lo tallona dappresso perché dipinga per lui, anche se l’artista si fa sempre più caro, anche se tende – pur assicurando che quanto gli fa arrivare è, almeno parzialmente, “di mano soa”, profondendosi in autenticazioni di autografia – a rifilargli dipinti di bottega, come capita, nel 1573, con la Madonna della Misericordia richiesta da Guidubaldo. In compenso è tutto di mano di Francesco Barocci “un quadretto da camera”, con la Vergine che, nella fuga in Egitto, si riposa, da G. commissionato. E protetto da G. il pittore Timoteo Viti; utilizzato da Guidubaldo lo scultore Tiziano Aspetti detto Minio.

Merito precipuo di Guidubaldo è avere costretto Michelangelo a ultimare la tomba monumentale di Giulio II, sia pure con la rinuncia a che tre statue (in compenso aumentate a quattro) delle sei strapagate anni prima in anticipo allo scultore siano da questo personalmente eseguite.

Guidobaldo ai letterati – nell’accezione di gentiluomini coltivanti le lettere e, pure, di uomini di lettere con tratti da gentiluomo – è venuto incontro effettivamente. E a quelli in difficoltà, in angustie ha dato una mano. E i 50 scudi annui a Torquato Tasso studente a Bologna non sono certo spiaciuti. E il gruppo intellettuale – Girolamo Muzio precettore dell’erede; Antonio Gallo; Giosico Netta; Vincenzo Bartoli; Lodovico Corradi; Federico Commandino; Paolo Animuccia maestro di cappella; Pietro Bonaventura; Paolo Casale; Felice Paciotto; Marco Montano; Bernardo Cappello – stazionato a corte più o meno a lungo non risulta insoddisfatto.