Il nome Dino della vettura è il diminutivo di Alfredo, il nome del figlio di Enzo Ferrari che aveva contribuito attivamente alla progettazione del motore V6 e che, prematuramente, era venuto a mancare, colpito dalla distrofia muscolare. Ferrari decide quindi di denominare “Dino” il propulsore e tutti i modelli che lo utilizzeranno.
La Fiat Dino nasceva come modello a sé stante nella gamma Fiat, frutto di un accordo tra Enzo Ferrari e la Fiat per lo sviluppo di un motore per la Formula 2.
Nel 1965 il regolamento per l’iscrizione in Formula 2 prevedeva che le vetture in gara fossero dotate di un motore con frazionamento fino a 6 cilindri e una cilindrata massima di 1,6 litri, derivato da modelli di serie. Non avendo Ferrari nulla di simile in gamma, si rivolse alla Fiat per definire un accordo commerciale. La Fiat dal canto suo intendeva sviluppare un’erede per la sua 2300S Coupé: un modello dalle linee eleganti e dal temperamento sportivo.
Le Fiat vennero commercializzate col nome Dino, disponibile sia in versione Coupé che in configurazione Spider, entrambe con motore anteriore e trazione posteriore, mentre la Ferrari prendeva il nome di Dino 206 GT e prevedeva uno schema a motore centrale.
Il V6 Ferrari da 1987 cm³ utilizzato per la Fiat Dino ha due assi a camme in testa per ciascuna bancata, azionati da due catene con tenditori regolabili, valvole inclinate trasversalmente, testa e basamento in alluminio, carter umido (mentre la versione utilizzata dalla Ferrari per la Dino 206 ha il carter secco) ed eroga 160 cavalli a 7500 giri/minuto.
La Fiat Dino venne progettata, intorno al sofisticato motore Ferrari, e si presentava come una vettura dall’architettura convenzionale dal punto di vista tecnico, ma elegantemente iconico dal punto estetico, degna erede della 2300S Coupé: motore anteriore, cambio manuale a cinque rapporti, trazione posteriore con differenziale autobloccante, avantreno a ruote indipendenti, retrotreno a ponte rigido e freni a disco sulle quattro ruote con servofreno. La carrozzeria viene affidata a Pininfarina, che disegna la spider, presentata al Salone di Torino del 1966.
La Fiat Dino Spider venne realizzata a partire dal pianale della 124 Spider, ma adottava ancora un ponte rigido posteriore ereditato dalla berlina Fiat 125. Peculiarità delle Dino era l’impianto frenante Girling con servofreno e dischi autoventilanti: le Dino erano le prime vetture di serie ad offrire questa soluzione. Il reparto progettazione della Fiat si avvalse della collaborazione del progettista Rudolf Hruska che indirizzò la casa automobilistica torinese verso lo sviluppo di una scocca portante ad alta resistenza, testata nei crash test.
Quando nel 1972 cessò la produzione, della Dino Spider 2.0 con telai AS erano stati prodotti 1163 esemplari, uno dei quali (il numero R.F.I. 1102) sarà presente nell’asta di Auto e Moto Classiche e Sportive che di terrà all’interno di Milano AutoClassica, il prossimo 18 novembre 2023 con una stima di 120.000 – 140.000 euro (lotto 20).