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Dio in terra secondo Baciccio

Così come Gian Lorenzo Bernini è l’icona del vorticoso avvitarsi della scultura e dell’architettura verso artifici barocchi che suscitano ammirato stupore, così il talento prodigioso di Giovan Battista Gaulli detto il Baciccio (1639 – 1709) nella pittura è la felice sintesi di talento naturale unita ad una volontà ferrea di migliorarsi ed affermarsi come protagonista assoluto della sua epoca. Formatosi a Genova con Luciano Borzone, che lo educò alla pennellata pastosa e sensuale di Rubens e Van Dyck, nel 1657 si trasferisce a Roma, dove ben presto diviene allievo di Gian Lorenzo Bernini.
Eccelso interprete nei grandi cicli ad affreschi – si ricordano i pennacchi della cupola di Sant’Agnese in Agone (1668-69) e la volta, il presbiterio e la cappella di Sant’Ignazio nella Chiesa del Gesù (1674-1679) – il pittore era celebre come ritrattista per la capacità di cogliere senza posa il carattere del personaggio che si trovava di fronte.
Il ritratto di Alessandro VII Chigi (1655-1667) costituisce a questo proposito l’immagine ufficiale del pontefice e uno dei vertici nella prestigiosa carriera ritrattistica del pittore genovese. Il dipinto è una delle quattro versioni autografe conosciute, da cui derivano numerose copie. Secondo il ricordo di Andrè Ciechanowiecki, riportato da Maurizio Fagiolo dell’Arco, il dipinto dovrebbe provenire da casa Colonna.
Ritrattista di sette papi, da Alessandro VII a Clemente XI, e di cardinali, che i contemporanei lodavano per “energia e vivezza”, in questa tela il Baciccio riesce a trovare un sublime equilibrio tra una straordinaria sensibilità pittorica, che cogliamo nella materia densa, larga e brillante, che si palesa nel tessuto della veste e nel dorato broccato della tenda, ma anche nel biancore delle maniche e del colletto rispetto alla porpora dell’abito, e la delicata attenzione nel cogliere con acuto senso psicologico il carattere del pontefice.