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Ecletismo all’antica

Il piano in scagliola con la Nascita di Venere dell’ultimo decennio del Settecento, è un superbo pretesto per affrontare il tema della diffusione dell’Antico – argomento affascinante quanto cruciale della storia delle arti della decorazione tra XVIII e XIX secolo – che andava emergendo dagli scavi di Ercolano e Pompei nel Settecento. Napoli e Roma sono i centri che producono la memoria visiva del Grand Tour. La Città Eterna è passato e presente della classicità come del Barocco. Questa è la Roma in cui lavorarono i grandi protagonisti delle arti della decorazione: gli scultori Pacetti, Franzoni, Tagliolini, Albacini, Volpato, gli artefici di sublimi oggetti d’arte Valadier, Righetti e Boschi, i mosaicisti come Raffaelli e Ciuli.
Uno di questi artigiani fu Vincenzo Angeloni. Il suo nome compare, nel 1809, nelle Memorie Enciclopediche Romane di Giuseppe Antonio Guattani. Vi è ricordato come uno specialista dell’arte della scagliola, tanto che collaborò alla realizzazione di un celebre desert in marmi e bronzi di Luigi Boschi commissionato dalla dama milanese Teresa Crivelli.

Ed è a questo abilissimo artigiano che ci sembra vada attribuito il piano in scagliola dall’Antico, un magnifico esempio di quest’arte, ancora ignota agli studi, eseguito tra l’ultimo decennio del Settecento ed il primo del secolo successivo. Al centro, in una riserva ottagonale oblunga, è la Nascita di Venere, in due circolari più piccole, alla destra e alla sinistra di questa, sono due tritoni. Sul vasto campo bianco centrale si dispiegano grottesche con girali fogliacei, braceri, arpie canefore e cigni. L’insieme è assai ben congeniato, incorniciato da una bordura, anch’essa di sapore archeologico.
Le misure fanno pensare che, in origine, il piano fosse destinato ad una piccola console dalla quale fu separato successivamente e accolto, attorno alla quarta decade dell’Ottocento, dall’attuale tavolo, probabilmente napoletano, realizzato ad-hoc per esporre un’opera, già a quel tempo considerata una preziosa rarità.
Coeve e riferibili a un gusto archeologico che recupera il genere animalier tipico della tarda epoca romana, una coppia di micro mosaici con scene di caccia; mentre più tardo e databile alla metà del quarto decennio del XIX secolo il tavolo lombardo che risente della moda tipica della Restaurazione, dove un neoclassicismo di ritorno dopo l’Impero pare anticipare il gusto pre-rinascimentale.