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Ceramiche e Vetri

di Luca Melegati

Porcellane e maioliche rappresentano l’essenza stessa d’antiquariato, per la varietà delle tipologie, delle manifatture e soprattutto per l’amore del collezionista nel conservarle. Oggetti che pur mantenendo la loro destinazione d’uso, hanno in tutto e per tutto le stigmate dell’opera d’arte in sé. Evanescenti ma capaci di durare nel tempo, generano da generazioni meraviglia e piacevolezza, sensazioni che superano i trend di ogni stagione.
Una teiera in porcellana policroma della manifattura veneziana di Vezzi e databile al 1725 circa – ovvero agli anni centrali della policromia nelle fornaci veneziane – e ad oggi inedita, costituisce una interessante aggiunta allo scarno catalogo delle porcellane di Vezzi note. La forma semplice e globulare costituisce lo sfondo ideale per il disinvolto gioco di stile del pittore, forse ispirato da un ornamentista di ambiente tedesco. La complessa decorazione riprende il gusto per il grottesco non raro nella manifattura. Stimata 7.000-8.000 euro è stata aggiudicata a 36.580 euro.
Una coppia di vasi portafiori in maiolica policroma, di manifattura del Centro Italia del XVIII-XIX secolo, di forma svasata e decorati ‘alla rosa’ tra bordi di gusto neoclassico, da un valore di 500-700 euro è stata battuta a 8.184 euro.
Infine, una zuppiera in maiolica policroma, probabilmente della manifattura pesarese di Casali e Callegari, della fine del XVIII secolo, biansata e costolata con decoro floreale, da una valutazione di 600-900 euro esitata a 6.448 euro.