L’arte del XX secolo ha visto spesso incrociarsi artisti e movimenti tra loro lontani come galassie, ma uniti dalla reciproca volontà di esplorare i reconditi spazi dell’animo umano, che oltre le ideologie, s’interrogava e si rifletteva nelle babeliche espressioni di un presente sempre più incerto.
Carol Rama, nella sua lunga e feconda esperienza umana e artistica è stata un’artista eccentrica e poliedrica capace d’evolversi dagli inizi torinesi negli anni Trenta come allieva e frequentatrice assidua dell’atelier di Felice Casorati, effervescente cenacolo culturale di un panorama italiano capace di esprimere autentiche personalità a livello europeo e internazionale, a acquarelli della metà degli anni Quaranta dove gli oggetti della quotidianità entrano prepotentemente in gioco nel farsi dell’opera d’arte.
Appare evidente l’influenza espressionista di Egon Schiele e quella dadaista di Marcel Duchamp, Man Ray e Hans Bellmer. Carol Rama però predilige l’interesse per il corpo e per una sessualità di “genere” precocemente femminista. La sua cifra è originale e nel corso dei successivi trent’anni percorre un percorso solitario che la porta alle origini dell’espressione, dove immagine e poesia divengono parti di un tutto. La sua ricerca non conosce regole né influenze, e l’estrema durezza e rabbia sardonica delle scelte iconografiche e dello stile pittorico supera ogni citazionismo dadaista o surrealista, anticipando di quarant’anni tendenze proprie dell’arte d’oggi, come il Postorganico e il Post Human.
Negli anni Cinquanta l’artista cambia rotta e si dedica alla ricerca astratta, entrando a far parte del Movimento Arte Concreta, il MAC.
Negli anni Sessanta l’arte di Carol Rama prende una svolta decisiva. L’artista inserisce nei suoi quadri oggetti presi dalla quotidianità come pennini, perline, pezzi di pelliccia, riso, occhi di bambola, unghie e artigli di animale. Nascono così i Bricolage, opere molto amate dall’amico poeta Edoardo Sanguineti.
Conclusa anche questa stagione, nei primi anni Settanta Carol Rama, legata alla galleria “La Bussola” di Torino, inizia ad utilizzare camere d’ aria di biciclette, di moto e di automobili ritagliate ed applicate sulla tela creando un particolare personalissimo cromatismo. “Le gomme”, come amava chiamarle lei, accumulate una sull’altra o anche da sole, spesso usurate riparate rattoppate, creano una superficie viva, pittorica, con un effetto visivo e tattile simile alla pelle umana.
Negli anni Ottanta avviene un deciso ritorno alla figurazione. Le opere sono piene di fantasia, di bizzarrie, di racconti accennati e allusioni mitologiche e leggendarie.
Ammirata da Italo Calvino e Carlo Mollino, Andy Warhol e Man Ray, insignita nel 2003 del Leone d’Oro alla carriera dalla Biennale di Venezia, nel catalogo web-only di Opere Moderne e Multipli aperto fino al 18 marzo sono presenti 5 lotti che comprendono due litografie su carta del 1955 (lotto 4, stima 100-200 euro), una tecnica mista su carta da parati del 1993 (lotto 10, stima 300 – 500 euro), un pennarello e smalto su carta del 1995 (lotto 29, stima 1500 – 2.000 euro) e due pennarelli su carta prestampata del 2004 e del 1993 (lotti 30 e 31, entrambi con una stima di 1.000 – 1.500 euro), che rendono meravigliosamente evidente quanto fosse eterogenea ed anarchica la fantasia di questa instancabile sperimentatrice.