Achille Castiglioni diceva: “Disegno quasi subito, poi uso il modello di carta; ho sempre cercato di pensare l’oggetto già in volume, tridimensionale”. L’unico modo per avere una sintonia con il progetto era avere un ottimo scambio di idee e opinioni con gli operari in azienda, con gli ingegneri, con i modellisti, con i grafici e naturalmente con gli imprenditori che gli commissionavano il progetto. Non v’era alcuna necessita di copiare, bastava guardarsi attorno, “spostare il cervello” ed essere curiosi. Ecco che da un bicchiere poteva nascere una lampada e da una pantofola una poltrona: l’importante era che di quell’oggetto ci fosse la necessità, che fosse funzionale all’uso, possibilmente poco costoso, e se poi era anche piacevole, meglio.
Castiglioni ha sempre messo le “mani in pasta” facendo prove su prove, osservando e testando i prototipi prima della produzione in serie. Il primo valore era l’utilità fino a risolvere a volte un’esigenza o un problema. Castiglioni procedeva passo passo dallo schizzo al disegno tecnico, testava il progetto attraverso una maquette in scala o un prototipo, quindi tutti i dettagli erano importanti e scelti con attenzione.
“Non pensate di diventare gli inventori del mondo. Non è così, e non deve esserlo. Cominciate ad allenarvi all’autoironia e all’autocritica”.
Icona del design italiano e di questo approccio felice all’oggetto d’uso è la sedia “Mezzadro” – progettata per Isa nel 1957 da Achille Castiglioni e prodotta da Zanotta nel 1970 – dove egli esprime forse in modo più evidente la volontà di usare una parte di un oggetto esistente, confermandone la forma ma spostando il luogo e il modo d’uso: adoperare il sedile di un trattore, progettato nei primi anni del novecento, come sgabello da usare nelle nostre case (il prototipo prodotto da ISA è stato presentato nella mostra tenutasi a Villa Olmo (CO) nel 1957).
È composta di quattro elementi: sedile, perno di fissaggio, balestra e traversa. Anche nel particolare sistema del fissaggio troviamo un oggetto familiare, usato per il bloccaggio delle ruote della bicicletta, un galletto grande che consente di serrare bene il tutto senza l’uso di cacciaviti o chiavi. La seduta è in lamiera stampata e verniciata; la balestra (in acciaio inox), sostegno del sedile, anch’essa presente sul trattore ma girata nell’altro senso per assorbire i sobbalzi del mezzo agricolo sul terreno, qui serve per rendere più elastica la seduta. La traversa di legno (faggio massiccio), che ricorda vagamente un giogo, fornisce gli altri due punti d’appoggio necessari per la stabilità del sedile.