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Una Maddalena di Annibale Carracci. Quando la pittura diviene emozione

Un’intensa “Maddalena” di Annibale Carracci sarà la protagonista della prossima asta di Dipinti Antichi e del XIX secolo che si terrà il prossimo 25 novembre 2025 negli splendidi spazi tardo barocchi di Palazzo Carrega Catardi di Genova (lotto 210, stima 40.000 – 70.000 euro).

Riconosciuta alla mano di Annibale Carracci da Carlo Volpe nel 1968, lo studioso ne evidenziava il carattere felicemente neo-veneto e una data d’esecuzione intorno al 1585. Di fatto, in quest’opera l’autore perviene a connotazioni correggesche sviluppate con una straordinaria sensibilità tizianesca, in cui le cromie sono rese con raffinate velature. Ma questa elaborazione della cultura pittorica cinquecentesca nulla toglie alla modernità dell’immagine, concepita come pittura pura e coadiuvata da un equilibrio stilistico sorprendente.

Tornando alla datazione, nel 1984 Eugenio Riccomini suggeriva di posticiparla agli anni 1587 – 1588, ma più recentemente Daniele Benati si allinea con la proposta di Volpe riscontrando le affinità di stesura con alcuni brani del Battesimo di Cristo dipinto da Annibale per la chiesa bolognese di San Gregorio tra il 1583 e il 1585 (ora appartenente alle collezioni della Banca Popolare dell’Emilia-Romagna a Modena).

Questa collocazione cronologica sembra altresì supportata dagli schizzi a matita per una Maddalena a mezza figura, posti sul verso del Giovane che si toglie la camicia conservato al Dipartimento di arti grafiche del Museo del Louvre, che Ë attinente alla pala del 1685 raffigurante il Battesimo di Cristo della chiesa di San Gregorio e Siro a Bologna (https://arts-graphiques.louvre.fr/detail/oeuvres/240/4235-Diverses-etudes-pour-une-figure-de-Madeleine).

Annibale Carracci (1560-1609) è stato artefice di un’autentica riforma del linguaggio pittorico: partendo da un rigoroso studio del vero, l’artista rinnova lo stile artificioso tardo manierista e concilia la sua idea di naturalismo con l’ideale classico.

Negli anni bolognesi è fondamentale l’influenza esercitata dalla pittura veneziana di Tiziano, Tintoretto e Veronese, nonché Correggio, artisti visti e conosciuti in alcuni ripetuti viaggi studio tra Venezia (1582 e 1589) e Parma (1586 e 1587). A Bologna Annibale conciliava i richiami classicisti di Raffaello, presente in città con la pala della Santa Cecilia, con stimoli provenienti d’oltralpe che portarono nella cultura felsinea il gusto per il paesaggio.

Un decennio prima del debutto di Caravaggio a Roma, Annibale, Ludovico e Agostino Carracci diffondevano un’arte che comunicava profonde emozioni attraverso l’osservazione rigorosa e impassibile del mondo naturale.

Con la “pittura degli affetti”, così detta all’epoca, iniziano a delineare modi e gesti veri dei singoli personaggi al fine di convincere il fruitore, dato che l’arte, ora più che mai, deve persuadere e stabilire un tramite tra l’uomo e Dio.