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Tre sculture alla ricerca dell’armonia

Mauro Tajocchi

La scultura, si sa, è una delle arti dove perfezione di forma e armonia delle parti divengono misura, verrebbe da dire assoluta, di equilibrio. Un equilibrio che si ritrova in questo intenso ritratto virile di magistrato manierista, e nell’espressiva testa di fauno, realizzata tra le fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento: ed ancora, infine,  nella coppia di cani da caccia in legno scolpito, intagliato e patinato di manifattura tedesca del primo quarto del Settecento, provenienti dalla famosa galleria di Ariane Dandois a Parigi. Sono opere utili per cogliere le infinite possibilità dell’arte scultorea: declinata nei modi tardo manieristi nel nostro busto celebrativo, dove l’artista appare teso ad esaltare le virtù morali del magistrato grazie alla stessa essenzialità plastica, oppure tesa a riconquistare il fascino di un soggetto mitologico come nel caso del fauno (o del satiro romano), una aspirazione che non può e non vuole rinunciare ad un approccio vibrante e nervoso. O, infine, un arte in grado di rendere quasi reale la feroce intensità dei due cani colti nella eccitazione della caccia, e dove proprio la vitale forza predatoria dà modo allo scultore di mostrare una maestria che diviene teatro di vita.