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Tra verità e natura la pittura barocca di Giovan Battista Langetti

Giovan Battista Langetti nato a Genova nel 1635 nella parrocchia di S. Sabina venne assistito e instradato verso l’arte della pittura da Giovan Battista Carlone.

Ferme restando le suggestioni delle fonti, sono le opere collocabili al principio dell’attività del Langetti a fornire i responsi più significativi sulle sue coordinate stilistiche e sulla trama di influenze che ne hanno orientato le scelte artistiche fondamentali. In questo senso, si staglia in primo luogo il punto di riferimento caravaggesco, tanto forte quanto chiaramente mediato dall’opera di pittori “naturalisti”, per così dire, di seconda generazione: a cominciare da quelli attivi in ambito genovese, ove soprattutto le produzioni di Giovanni Andrea De Ferrari, di Gioacchino Assereto e di Orazio De Ferrari si direbbero essere state attentamente studiate dal giovane Langetti, il gusto del quale dovette essere particolarmente attratto anche dalle opere di Antonie Van Dyck.

Nel contesto romano, il magistero compositivo e l’efficacia comunicativa della maniera cortonesca furono presto scavalcati dall’esempio travolgente di Jusepe de Ribera, recepito dal Langetti nella sua declinazione più scura e severa, satura di pathos e tragicità.

A partire dal trasferimento a Venezia, i dati disponibili sul Langetti divengono un po’ più consistenti. Il pittore dovette andare a vivere in laguna (per ragioni che ignoriamo) non molto oltre la metà del sesto decennio, se la Carta del navegar pitoresco di Marco Boschini (pubblicata a Venezia nel 1660) gli riserva alcuni passi apertamente elogiativi, lasciando intendere che doveva trovarsi a Venezia già da qualche anno, e che ivi doveva essere molto attivo e apprezzato. Quando Boschini tracciò il suo lusinghiero profilo del Langetti, questi comunque doveva avere già guadagnato un ruolo propulsivo e di assoluto spicco nella neonata corrente pittorica dei “tenebrosi”. La maniera caravaggesca in laguna è stata fondamentale nella cultura figurativa di Giovan Battista Piazzetta.

L’attribuzione del San Gerolamo a Giovan Battista Langetti, formulata da Enrico Lucchese, è confermata dall’alta qualità, che spicca osservando il volto solcato da rughe, la magniloquente anatomia, il rosso del manto e la vibrante modulazione chiaroscurale. La barba spumeggiante e le luminose pagine dei volumi ricorrono in molte altre creazioni dell’artista, così la postura del Santo che in sintonia con il vivace cromatismo suggeriscono il confronto con le opere dell’ultimo decennio.

Al contempo, possiamo affermare come il Langetti anticipi nel corso della maturità l’evolversi settecentesco dell’arte veneziana, sorprendendo persino il Fragonard che, ad esempio, dedusse più di un disegno dalle sue opere (cfr. J. C. Richard Abbé de Saint Non, J. H. Fragonard, Panopticon Italiano. Un diario di viaggio ritrovato 1759 – 1761, a cura di P. Rosemberg e J. Brejon De Lavergnée, Roma 1986, p. 393).

Lotto 129. Giovan Battista Langetti (Genova, 1635 – Venezia, 1676), San Girolamo. Olio su tela, cm 98 x 86. Stima € 15.000 – 20.000