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Quantitative Easing. Nuove prospettive per l’arte

ARTE & FINANZA di Alessandro Secciani
Direttore di FONDI&SICAV

Quando alla fine di gennaio è arrivato il quantitative easing attuato dalla Banca Centrale Europea guidata da Mario Draghi, certamente non si poteva parlare di sorpresa: erano anni che si scommetteva sui mercati sull’avvio di questa manovra, che nelle intenzioni deve rilanciare l’economia continentale e ottenere gli stessi risultati che hanno messo a segno azioni analoghe da parte della Federal Reserve americana, della Bank of England e della Bank of Japan. Ciò che ha sorpreso è stato l’importo delle cifre stanziate: fino al settembre del 2016 l’istituto di emissione dell’Eurozona acquisterà titoli obbligazionari, in gran parte governativi, per 50 miliardi al mese per un totale di 1.100 miliardi di euro, ma se sarà necessario l’operazione proseguirà anche oltre la data stabilita e per cifre nettamente superiori. Non a caso le reazioni sono state di euforia.

Le conseguenze sull’economia e i mercati di questa operazione, che inonda l’Europa di liquidità, sono notevoli: si è immediatamente registrato un ribasso dell’euro nei confronti di tutte le altre principali monete mondiali, i tassi sia dei titoli di stato, sia del sistema bancario, sono ai minimi di sempre (in certi casi si arriva al paradosso dei tassi negativi, cioè che bisogna pagare per prestare denaro, una cosa probabilmente mai vista nella storia), le banche stanno facendo ripartire il credito e vedono dall’intera operazione un notevole sollievo, con tutte le immaginabili implicazioni favorevoli per l’economia.

A questo punto sorge spontanea una domanda: che cosa c’entra l’arte con tutto ciò, al di là del fatto che questo segmento è un comparto economico come tutti gli altri e quindi beneficia di un generale clima di ottimismo? In realtà l’arte nel suo complesso in Europa rischia di essere uno dei settori maggiormente beneficiati dal quantitative easing (Qe). Vediamo perché.

L’euro basso favorisce gli acquisti

Primo punto fondamentale: il ribasso dell’euro rende molto più conveniente partecipare alle aste che si svolgono nell’area euro. La moneta unica circa un anno fa era a 1,40-1,45 sul dollaro, mentre adesso è a 1,10-1,15, con la prospettiva di scendere ancora e avviarsi verso la parità con il biglietto verde nel giro di alcuni mesi. In pratica acquistare un’opera d’arte in Europa per un americano o per un cinese (ma anche per un inglese o un russo) significa risparmiare il 20-25% rispetto a 12 mesi fa. Non è un vantaggio competitivo da poco, soprattutto considerando che si tratta di un mercato fortemente internazionalizzato, dove i capitali si spostano con una certa facilità da un continente all’altro.

Partecipare a un’asta a Parigi, Milano o Berlino significherà per un cittadino fuori dall’Eurozona o comunque detentore di una moneta forte spuntare prezzi impensabili negli anni passati.

Relazione diretta con le azioni che salgono

Un altro elemento non secondario è che il quantitative easing fa salire i mercati azionari. Da una parte infatti fa entrare nel sistema una grande liquidità che deve essere impiegata in qualche maniera, dall’altra abbassa i tassi delle obbligazioni, rendendo quindi più interessanti e meno rischiosi i titoli azionari. Inoltre il generale miglioramento dell’economia spinge verso l’alto le quotazioni dei principali titoli. Di conseguenza tutti si aspettano, come in gran parte è già avvenuto, che i listini equity europei comincino a salire con una certa forza.

Ma diversi studi hanno dimostrato che c’è una relazione molto diretta tra le quotazioni delle opere d’arte e l’azionario. Nei momenti in cui i listini più importanti del mondo salgono, le quotazioni dell’arte si rivalutano in maniera praticamente identica, così come perdono nei momenti di tracollo. Nel 2008, quando c’è stata la grande crisi dei mercati, l’arte ha seguito passo passo Wall Street e le altre borse, così come ha ripreso a recuperare quando sui mercati finanziari è tornato il bello. Di conseguenza una ripresa nel 2015 intorno al 20% dei mercati azionari dell’Eurozona (questa è la previsione che viene fatta dalla maggior parte degli operatori, ma c’è chi si spinge a prevedere una performance anche superiore) dovrebbe comportare una rivalutazione media quasi uguale per oggetti di antiquariato e opere d’arte. Con tutti i distinguo del caso ovviamente. Anche il fatto che gli altri listini mondiali, Wall Street, il Nasdaq, Tokyo, Shanghai, Hong Kong stiano andando molto bene sicuramente aiuta.

Obbligazioni meno competitive

Un altro elemento importante è il crollo dei tassi nei mercati obbligazionari: nel momento in cui da un titolo di stato italiano si prendeva il 5-6% molti erano tentati di buttare una gran parte dei loro capitali su questo settore, ma nel momento in cui per prestare soldi allo stato italiano per cinque anni si prende sì e no lo 0,60% annuo la tentazione di acquistare in alternativa un’opera d’arte, magari a prezzi convenienti, visto il ribasso dell’euro, e suscettibile di rivalutazione è forte.

 La ripresa delle banche

Altro elemento importante, avviato dal Qe, è il notevole miglioramento della situazione delle banche. Non era un mistero che il sistema creditizio europeo avesse enormi problemi e diverse istituzioni erano sull’orlo del crollo. L’intera operazione libera liquidità per le banche e le riporta in grado di operare. Quindi da una parte verranno rilanciati molti investimenti generici, tra i quali anche quelli in arte, ma dall’altra dovrebbero ritornare sui mercati delle opere d’arte gli investitori istituzionali, di cui gli istituti di credito rappresentano una quota significativa, sia in conto proprio, sia in conto terzi. Non a caso il private banking sta mettendo a segno recenti numeri positivi di notevole portata.

La ripresa delle banche, inoltre, dovrebbe fare ripartire in maniera non secondaria i consumi privati e gli investimenti. Da una parte non solamente ci sarà maggiore disponibilità di credito e di conseguenza ad acquistare, ma anche un maggiore ottimismo diffuso. Tutti elementi che vanno a favorire un settore come l’arte che trova la sua condizione ideale per svilupparsi proprio nelle società in piena espansione.

Riparte l’edilizia

Ulteriore vantaggio ci sarà per l’edilizia: si tratta di un settore che ha attraversato una fase molto lunga di crisi in tutto il mondo e che oggi si sta riprendendo. Si stanno costruendo nuove case, nuovi uffici, nuovi centri commerciali. Anche il comparto delle ristrutturazioni è in pieno fermento e gli investimenti stanno ampiamente salendo. Ma anche il rapporto tra arte ed edilizia è diretto. Costruire nuovi spazi significa anche arredarli, acquistare elementi decorativi di cui quadri, statue e antiquariato costituiscono una componente non secondaria.

Riparte l’Europa periferica

Altro elemento estremamente significativo del quantitative easing lanciato da Mario Draghi è il recupero dell’Europa periferica, cioè quella parte del continente che comprende Grecia, Italia, Spagna, Portogallo, Irlanda e in parte Francia che hanno avuto enormi problemi negli ultimi anni. Sono state le nazioni che hanno subito le crisi più pesanti e che oggi, se si esclude la Grecia (ma anche per questo paese molti prevedono tutto sommato una rinascita, se tutti mantengono i nervi a posto) appaiono in grado di recuperare una gran parte del terreno perduto. Non a caso le borse italiana e spagnola sono tra le migliori del continente. Un clima quindi rasserenato nel sud del continente non può che incidere favorevolmente su un consumo discrezionale com’è l’arte.