335 Views |  Like

Gabriele D’Annunzio, Napoleone e la triste tabacchiera dell’eroe di Ajaccio

Gabriele D’Annunzio vedeva in Napoleone un archetipo del superuomo, un modello di condottiero e figura storica che incarnava il suo ideale di vita eccezionale, azione e gloria; questa fascinazione si rifletteva nelle sue opere e nella sua stessa biografia, con D’Annunzio che ripercorreva e si auto-identificava con l’epopea napoleonica, vedendo in essa un ponte biografico tra sé stesso e la storia. Per D’Annunzio, Napoleone non era solo un personaggio storico, ma un mito, un’incarnazione di volontà di potenza, genio e azione che il Vate cercava di emulare nella sua vita e nella sua arte.

L’ammirazione per Napoleone creava un legame biografico, permettendo a D’Annunzio di proiettare sé stesso in un contesto epico, come testimoniato da studi accademici come “D’Annunzio e il culto napoleonico”. D’Annunzio si identificava con il modello del condottiero, del “Comandante”, vedendo in Napoleone un precursore del proprio ruolo di leader e figura eccezionale.

La figura di Napoleone era un riferimento costante nel pensiero e nelle opere dannunziane, rappresentando l’ideale di un uomo che plasma il destino, un tema centrale nell’estetica e nella poetica dannunziana. L’affinità tra D’Annunzio e Napoleone risiede nella comune aspirazione alla grandezza, all’eccezionalità e nel fascino per l’azione eroica, che D’Annunzio cercò di incarnare e celebrare.

La tabacchiera del primo Napoleone, donata a d’Annunzio da uno dei suoi legionari più prodi, il quale vantava tra i suoi avi un «veterano della Beresina», viene descritta con una ekphrasis che la visualizza come «un singolare allestimento, quasi un’edicola votiva». Per il tramite dell’umor malinconico, il contenitore innesca la convinzione che si tratti della stessa tabacchiera usata da Napoleone a Sant’Elena: «mi piace di essere credulo quando non voglio contrariare le imaginazioni della mia malinconia». Una tabacchiera, si può presumere, adottata dal Comandante fiumano anche per conservare altre sostanze di cui, come è noto, faceva uso: «Basta. conviene allegrarsi. stasera la teca del vizio nasale è a me patetica più di ogni altra orliquia».

Nel Libro Segreto d’Annunzio la descrive con queste parole: “È una scatola ovale tagliata nel duro legno d’una noce di cocco, annerita com’ebano, in due valve che serra una lista d’argento. V’è incisa la Trinità nel coperchio tondo, a mezzo dell’ovale. E di sotto, in un altro tondo corrispondente, è incisa la Madre dalle sette spade, l’Addolorata. E il segno rivela la mano di ottimo artefice.”

Un’esemplare di questo prezioso cimelio sarà esitato nella prossima asta di Argenti, Icone e Oggetti d’Arte Russa che si terrà nei prestigiosi spazi di Villa Carrega Cataldi di Genova il prossimo 18 dicembre 2028 (lotto 559, stima 600 – 800 euro).

Lotto 559. La triste tabacchiera dell’eroe di Ajaccio in cocco e metallo, XIX secolo. Stima € 600 -800

Lotto 559. La triste tabacchiera dell’eroe di Ajaccio in cocco e metallo, XIX secolo. Stima € 600 -800