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BORSA & destini paralleli

di Alessandro Secciani

Una serie di studi portati avanti in Italia soprattutto da Nomisma ha dimostrato che il mercato dell’arte e il mercato azionario hanno andamenti molto simili: ben lungi dall’essere un bene rifugio, l’arte (concetto indubbiamente vastissimo e certamente difficilmente comprendibile in un unico indice) ha una sua forte valenza speculativa, con quotazioni che tendono a calare nelle fasi di crisi e a salire nei momenti di euforia economica.

Tutto bene, quindi. Sulla base di questa teoria, per comprare opere d’arte basterebbe basarsi sui maggiori indici borsistici mondiali: nel momento in cui il mercato prevede rialzi conviene comprare, mentre nel momento in cui sono previste perdite è meglio vendere. Ma al di là del fatto che questo modus operandi è tutt’altro che facile da eseguire anche in finanza, nell’attuale fase è particolarmente difficile, in quanto il mercato finanziario è estremamente frammentato.

Se si osserva un grafico a cinque anni dell’S&P 500, il maggiore indice azionario degli Stati Uniti, si vede che la borsa Usa è praticamente ai massimi di sempre, a circa 1.560 punti al momento in cui scriviamo, più del doppio rispetto al livello di 683, raggiunto nel marzo del 2009: tutta la perdita del periodo 2008-2009 è stata quindi recuperata. Se la stessa osservazione si fa sull’altro grande polo borsistico, cioè l’Europa, si vede che la situazione è abbastanza diversa: l’indice Euro Stoxx 50, rappresentativo dell’intero mercato del Vecchio continente, è oggi a quota 2.650 circa, ben sotto i massimi del 2009 a 3.862: per arrivare a quei livelli l’Europa deve recuperare ancora 1.200 punti su 2.600, circa il 45%. Ancora diversa la situazione borsistica dell’altro grande polo economico mondiale e oggi anche una delle capitali del mondo dell’arte: la Cina. Lo Shanghai composite, l’indice più importante della borsa cinese, esce da tre anni molto difficili e anche se oggi è abbastanza in recupero, è circa a quota 2.300, molto sotto i massimi fatti registrare a 3.693 nel 2008.
In pratica stiamo assistendo a un fenomeno abbastanza singolare in un’economia globalizzata come l’attuale: il mercato finanziario ancora più forte del mondo vive un momento di euforia, nonostante tutti gli enormi problemi economici ancora esistenti, mentre gli altri due mercati leader, Cina ed Europa, stentano molto. In questo contesto si possono però trovare ottime aziende cinesi ed europee (persino italiane!) che quotano ai massimi, in quanto hanno la capacità di operare al meglio in tutto il pianeta, mentre altre società che fino a pochi anni fa erano delle certezze, magari basate solo sui mercati locali, oggi sono in crisi.
Tutto ciò, quindi, quali conseguenze ha sul mercato dell’arte nel suo complesso?
Certamente parecchie. Vediamo le principali.

Differenziazione geografica del mercato È indubbio che il mercato dell’arte nel suo complesso e con le dovute eccezioni si sta muovendo con criteri molto simili ai mercati finanziari. In America negli ultimi mesi si sono viste aste miliardarie e alcuni autori hanno toccato i massimi storici. Ugualmente in Europa il sentiment è depresso e molte case d’asta di primaria importanza hanno addirittura chiuso sedi periferiche, a dimostrazione che la situazione al di qua dell’oceano oggi non è certo brillante. Ugualmente la Cina, che negli ultimi anni aveva visto un vero e proprio boom dell’arte e ha costruito un mercato enorme in un decennio partendo dal nulla, ha i suoi problemi: alcuni artisti cinesi e alcune aste nel paese del Dragone hanno visto quotazioni tutt’altro che entusiasmanti. Specie se confrontate ai veri e propri deliri di pochi mesi prima. Su questa base, sempre come avviene in finanza, potrebbe essere possibile realizzare degli arbitraggi, vale a dire vendere in un posto e acquistare nell’altro.

Occasioni d’acquisto Attenzione: un mercato depresso può essere letto anche in termini positivi, cioè come una vera e propria occasione d’acquisto. Nel momento in cui i prezzi scendono, si possono creare diverse interessanti occasioni; ugualmente nel momento in cui i prezzi sono ai massimi, forse è il momento di vendere. Non a caso il vecchio barone Rothschild a chi gli chiedeva come aveva fatto a fare o soldi rispondeva: “Semplice, ho comprato quando tutti vendevano e ho venduto quando tutti compravano”.
Ovviamente comprare su un mercato depresso comporta una grande attenzione a ciò che si prende. Se in finanza occorre mettere in portafoglio società ben capitalizzate, con business esclusivi e duraturi nel tempo e magari con un’ampia diversificazione geografica, nell’arte vale la pena in un momento difficile del mercato acquistare artisti che hanno una lunga storia alle spalle e che abbiano attraversato vittoriosi una lunga serie di crisi. Oggi, secondo gli esperti, in Europa i pittori classici rinascimentali e barocchi, ma anche gli impressionisti, costituiscono occasioni quasi irripetibili, a prezzi che spesso sono ai limiti dell’incredibile. Difficilmente certi artisti potranno scendere ancora e comunque sono destinati ad avere sempre un mercato molto solido. Con una buona conoscenza del mercato dell’arte trovare nicchie di questo genere può essere relativamente facile.

Attenzione all’euforia È il discorso un po’ opposto al precedente. Negli Stati Uniti e nei mercati che tirano è probabile che molte quotazioni siano gonfiate. Nelle fasi euforiche tende a salire tutto, mentre nei momenti depressi spesso scende tutto, anche chi non lo merita. Comprare oggi ai massimi potrebbe essere molto pericoloso. Forse se un collezionista ha qualche opera d’arte da smobilizzare, potrebbe pensare di proporla negli Stati Uniti. Poi magari il mercato sale ancora e chi ha venduto si pente, ma è più facile che accada il contrario. Le occasioni di realizzare buone plusvalenze sui mercati non capitano tanto facilmente.

Una situazione fragile E poi non scordiamoci un altro elemento fondamentale: non è così chiaro perché alcuni mercati stiano andando così bene, mentre è chiarissimo perché alcuni hanno performance così mediocri. L’Europa è in una crisi profondissima e non è pensabile che ne esca in maniera chiara prima di cinque anni (se va bene…). La Cina ha difficoltà enormi da affrontare e deve completamente cambiare il proprio modello di sviluppo, finora basato sull’export: nei prossimi anni a tirare l’economia dovranno essere i consumi interni e la realizzazione di gigantesche infrastrutture. Il tutto con una bolla immobiliare di immense dimensioni che potrebbe scoppiare da un minuto all’altro.
Ma anche gli Usa, apparentemente gli unici che ridono, non sono messi splendidamente. L’economia a stelle e strisce sta sì crescendo, a differenza di quella europea, ma è ancora una crescita assai fragile, che può essere messa in discussione in qualsiasi momento. È stata determinante in questa ripresa dell’economia l’azione della Federal Reserve, la Banca Centrale statunitense, che ha immesso sul mercato montagne di liquidità per fare ripartire l’economia, che si è mossa, in pratica, solo in base agli aiuti di uno stato che oggi è quasi in bancarotta. Come si vede non è il caso di rischiare troppo.
In questo contesto può valere la pena comprare sia in Europa, sia in America, ma con grandissima attenzione a ciò che si prende. O soprattutto mai comprare ai massimi. In un mercato depresso come l’Europa, certamente le occasioni non mancano, ma non bisogna farsi illusioni: una vera ripresa dell’economia e delle quotazioni, se c’è una logica nei mercati (a volte se ne dubita), non è dietro l’angolo e solo chi ha il coraggio di tenere per anni fermi i suoi capitali potrà alla fine ricavare buoni risultati.