L’influenza di Arturo Martini sulla scultura italiana e internazionale del XX secolo è ancora tutta da scandagliare perché la sua opera vasta è caratterizzata da una plastica sicura e immediata, di un’estrema felicità d’invenzione che attraversa tutte le tecniche dell’essere scultore, dalla pietra al bronzo, dalla terracotta alla ceramica. Da uno stilizzato primitivismo passa ad una ricerca che tende ad una semplificazione dei volumi che si articolano in strutture serrate e di grande intensità plastica.
Il suo stile, di una colta originalità, si ispira alle forme arcaiche e primigenie degli etruschi, alla sintesi espressiva dell’arte romanica e all’estro della forma della grande stagione barocca.
Nella prossima asta milanese di Arte Moderna e e Contemporanea del 21 dicembre verrà presentato un bronzo del 1934 raffigurante “La Fede e la Luce” (lotto 17, stima 35.000 – 45.000 euro) facente parte di una serie di bozzetti per il monumento in onore di Emanuele Filiberto di Savoia, Duca d’Aosta, morto nel 1931, che l’artista realizzzò come studi per questa importante commissione pubblica che venne poi assegaata a Publio Morbiducci dalla giuria presieduta da Alberto Savinio, che prevedeva uno sviluppo orizzontale con la collossale statua del Duca a centro e suoi due plinti laterali, il cima a delle scalinate, due grandi gruppi allegorici rappresentanti “La Forza e gli Eroi” e appunto “La Fede e La Luce”.
Il genio creativo di Arturo Martini si erge oltre la rigidità imposta dal tema celebrativo, con una ricerca classicamente moderna che tende a ritmi spezzati che creano uno spazio e nel contempo lo rompono, a figure aspre e scabre, che rifuggono dalla retorica e si avviluppano e si serrano l’una con l’altra, dando vita ad un gruppo scultoreo di intesa e monumentale bellezza.