953 Views |  Like

Arnaldo Pomodoro. La sfera è un’oggetto meraviglioso

La prima “Sfera” fu creata per la Città del Vaticano nel 1960. Collocata nel Cortile della Pigna presso i Musei Vaticani, assume un significato simbolico caricato dal luogo di collocazione. È stata realizzata con l’aspetto di una sfera dentro la sfera, che ruota lentamente mossa dal vento. È emblema della Chiesa, in quanto il Vaticano conserva sotto una superficie apparentemente perfetta dei complessi equilibri che durano da secoli e che sono messi in moto dal Mistero della Fede.

Più tardi ne seguirono altre sparse per il mondo: la sede delle Nazioni Unite a New York, il Trinity College di Dublino, the Seminary Theological Cristiana a Indianapolis, Stati Uniti d’America, The Teheran Museum of Contemporary Art, Columbus Museum of Art a Columbus e l’Università di Tel Aviv in Israele.

La serie su “La Sfera” di Arnaldo Pomodoro esprime la dualità della realtà. Levigata e lucida all’esterno, nasconde al suo interno altri meccanismi, altre parti: una seconda sfera più piccola o un sistema cuneiforme di ingranaggi e di linguaggi. È questo a renderla metafora del mondo.  La ricerca di Pomodoro è incentrata sul concetto di interno ed esterno, ben esemplificato dal rompersi e dal disvelarsi della sfera. La complessità crea la semplicità, o meglio, si cela e protegge sotto un’apparente linearità di pensiero e forma, è così che la regolare e perfetta superficie di una sfera svela una profondità magmatica e densa.

Arnaldo Pomodoro così parla di queste misteriose sfere che si scompongono, si rompono e si aprono davanti allo spettatore:

“La sfera è un oggetto meraviglioso, la sfera viene dalla magia, dai maghi, che sia di vetro che sia di bronzo, che sia piena d’acqua; e anche la sfera è il ventre materno, penso… La sfera è un oggetto straordinario perché riflette qualsiasi cosa ci sia attorno e crea contrasti tali che a volte si trasforma e non appare più.

Resta invece il suo interno, tormentato e corroso, pieno di denti, e alcuni dicono che è un elemento che si può agganciare alla tecnologia – non so, è strano il rapporto… Tutto quello che c’è dentro la sfera è proprio l’energia in una forma. La sfera può rappresentare anche la terra; la sfera può rappresentare il mondo, il mondo d’oggi…

Che può essere corroso dalla civiltà tecnologica. Io non lo so: io desidero che, guardando la sfera, ci sia nell’interno questa vitalità; e uno possa anche visualizzare il fatto che la sfera si possa scindere, come un campo di forze.

Ecco ciò che mi muove a fare le sfere: rompere queste forme perfette e magiche per scoprirne (cercarne, trovarne) le fermentazioni interne, misteriose e viventi, mostruose e pure; così provoco col lucido levigato un contrasto, una tensione discordante, una completezza fatta di incompletezza. Nello stesso atto, mi libero di una forma assoluta. La distruggo. Ma insieme la moltiplico.

La superficie lucida rispecchia ciò che c’è intorno, restituendo una percezione dello spazio diversa da quella reale, e crea mistero. Rompere questa forma perfetta mi permette di scoprirne le fermentazioni […] Ed è ciò che vediamo dentro a parlare, a creare emozione […] Nel mio lavoro vedo le crepe, le pareti erose, il potenziale distruttivo che emerge dal nostro tempo di disillusione”.