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Villa Necchi Campiglio. Classicamente moderna

di Lucia Borromeo

Milano, via Mozart 14: un indirizzo storico nel centro di una delle città più indaffarate d’Europa.
Lì, nascosta nel cuore della metropoli e in mezzo al suo giardino con piscina e orto, sorge Villa Necchi Campiglio realizzata tra il 1932 e il 1935 da Piero Portaluppi, monumento di incomparabile bellezza e fascino diventata proprietà del FAI per disposizione testamentaria delle sorelle Gigina Campiglio Necchi e Nedda Necchi, che hanno affidato la loro casa al Fondo per l’Ambiente Italiano affinché venisse protetta, preservata e, una volta restaurata, messa a disposizione del pubblico, impegni portati definitivamente a compimento dalla Fondazione nel giugno 2008, data dell’inaugurazione della proprietà.
Un restauro quello realizzato da Piero Castellini, nipote di Portaluppi, che ha richiesto oltre tre anni di lavori e un investimento complessivo di circa sei milioni di euro con sponsor pubblici e privati, e che ha interessato quattro principali ambiti di intervento: il restauro di tutte le strutture esterne e interne, dei rivestimenti lapidei, delle finiture e dei serramenti della Villa e degli edifici accessori ivi compresi quelli nuovi per il pubblico come biglietteria, bookshop e caffetteria; la rifunzionalizzazione dell’intera proprietà con l’obiettivo di trasformare Villa Necchi Campiglio in una casa museo dotata di tutti i servizi, compresi quelli per convegni e mostre temporanee; l’adeguamento impiantistico ai requisiti previsti dalle normative vigenti per gli edifici aperti al pubblico, in particolare nel campo della sicurezza antincendio; infine l’allestimento museale e il restauro degli arredi è improntato a preservare, assieme al monumento, la storia dello stile di vita di una famiglia e, con esso, lo spaccato sociale di quell’alta borghesia milanese che costruiva il suo futuro e quello del Paese con impegno, dedizione, senso di responsabilità e tenace ottimismo; il futuro che Umberto Boccioni aveva anticipato nella sua celebre “Città che sale”.
Edificio-chiave dell’opera di Piero Portaluppi, artefice del rinnovamento architettonico della Milano fra le due guerre e da poco riscoperto come uno dei più importanti architetti della sua epoca, la dimora di via Mozart evoca l’ingresso del razionalismo nell’architettura cittadina esprimendo, nello stesso tempo, l’estrosa fantasia creativa del progettista e il persistere di elementi del precedente gusto Dèco. La Villa non è solo un’opera d’arte in sé, con l’imponenza della struttura, la strepitosa qualità dei materiali e delle finiture, l’importanza delle collezioni esposte e la magia del suo giardino nascosto in pieno centro, ma è anche il simbolo di una città ambiziosa e illuminata che negli anni ’30 è come poche altre tenacemente protesa verso il futuro. Da quasi dieci anni Villa Necchi è un luogo culturale nella mappa della grande capitale del lavoro e degli affari, dove fermarsi e ritrovarsi, dove ammirare capolavori d’arte ma anche dove rilassarsi e dedicare del tempo a se stessi. Un luogo in cui i milanesi riconoscono la vera identità della loro città, visionaria e pragmatica al tempo stesso, e dove ritrovano un pezzo della loro storia e della loro cultura.
Villa Necchi Campiglio fu costruita da una famiglia illuminata e curiosa dell’alta borghesia pavese che, trasferitasi a Milano, fece della sua casa un luogo di piacevole e generosa accoglienza, aperto al mondo, internazionale, proprio come la vocazione della città che la ospita. È moderna e originale nello stile, addirittura sperimentale per le soluzioni tecnologiche adottate all’epoca della sua costruzione; ma al tempo stesso emozionante e commovente, provoca nel visitatore quella “meraviglia” che è uno dei sensi più profondi dell’arte. Dopo ottantadue anni dalla sua realizzazione, essa stupisce e affascina per la libertà espressiva della concezione, per il lusso degli “optional” – la piscina riscaldata, il campo da tennis (recentemente adattato a padiglione per eventi), gli smisurati bagni di marmi preziosi –, per il suo centralissimo isolamento, per la straordinaria intuizione di dotarla di tutti gli strumenti tecnologici più avanzati dell’epoca – da un sistema di comunicazione interno via citofoni fino alla immensa saracinesca che salendo elettricamente dal suolo ne chiude l’ingresso di notte.
Visitare Villa Necchi Campiglio – entrata nel circuito delle quattro case museo milanesi, che coinvolge anche il Museo Poldi Pezzoli, il Museo Bagatti Valsecchi e Casa Boschi-Di Stefano – è un po’ come fare un viaggio nel tempo, non così lontano da essere dimenticato anche se il grandioso tenore di vita della famiglia sembra parlarci di un’epoca molto remota: gli arredi, gli oggetti, i decori sono testimonianze vive di una casa intensamente vissuta fino a pochi anni fa: Gigina Campiglio Necchi l’abitò fino alla sua morte nel 2001.
Il valore storico-artistico del monumento non consiste solo in questo: la Villa ospita infatti la Collezione Claudia Gian Ferrari, uno straordinario catalogo di 44 superbi capolavori dell’arte del Novecento Italiano, da Arturo Martini a Giorgio Morandi, da Giorgio de Chirico a Mario Sironi, che la grande collezionista, scomparsa nel 2010, ha generosamente destinato in prestito permanente e in futuro – per destinazione testamentaria – in proprietà al FAI, affidando alla Fondazione la responsabilità di proteggere e far conoscere la sua raccolta di incalcolabile importanza. La casa inoltre costudisce, al primo piano, la Collezione di Alighiero ed Emilietta de’ Micheli, ricostruzione integrale del salotto del famoso imprenditore e collezionista lombardo, con dipinti di Canaletto, Tiepolo, Marieschi e Rosalba Carriera, preziose porcellane cinesi e maioliche lombarde, una collezione di miniature di Jean Baptiste Isabey, oltre a importanti arredi italiani e francesi del ‘700.
Ancora oggi la vita della Villa è ricca di avvenimenti e continua ad attrarre straordinarie donazioni di opere d’arte.