Nelle sale della sede genovese di Wannenes, a Palazzo Carrega Cataldi in via Albaro 11 verranno esitati il 24 e 25 marzo due cataloghi dedicati alle arti decorative tra Cinque ed Ottocento dal suggestivo titolo “Una raccolta di marmi, oggetti d’arte, arredi e sculture”. Un viaggio tra marmi antichi, avori trapanesi, arredi settecenteschi e capolavori in ceramica, per celebrare il gusto, la storia e la maestria artigianale dal XV al XIX secolo. Un itinerario colto e suggestivo attraverso secoli di storia delle committenze e delle arti decorative, offrendo a studiosi, appassionati e collezionisti l’opportunità di confrontarsi con opere di grande qualità e provenienza.
Il viaggio nel tardo Cinquecento acquistò valore per le sue intrinseche proprietà. Indipendente dalla soddisfazione di questo o quel bisogno, si propose esso stesso come unico e solo fine, in nome di una curiosità fattasi più audace, in nome del sapere e della conoscenza da un lato e del piacere dell’evasione, del puro divertimento dall’altro. Questa idea innovativa cominciò a diffondersi in Europa sul finire del XVI secolo e si incarnò nella voga del ‘viaggio in Italia’. Il quale dunque, pur praticato da tempo, si configura come istituzione solo alla fine del secolo successivo, quando diventa la tappa privilegiata di un ‘giro’ che i giovani rampolli dell’aristocrazia europea, gli artisti, gli uomini di cultura, cominciano a intraprendere con regolarità. Il ‘giro’ presto diventa una moda e ad esso è assegnata anche una dicitura internazionale: il Grand Tour.
Con questo nome si indicò il viaggio di istruzione, intrapreso dai rampolli delle case aristocratiche di tutta Europa, che aveva come fine la formazione del giovane gentiluomo attraverso il salutare esercizio del confronto. Il termine tour, che soppianta quello di travel o journey o voyage, chiarisce come la moda di questo viaggio si specifichi in un ‘giro’ – particolarmente lungo e ampio e senza soluzione di continuità, con partenza e arrivo nello stesso luogo – che può attraversare anche i paesi continentali ma ha come traguardo prediletto e irrinunciabile l’Italia. Non più l’Italia degli itineraria medievali, certo, ma l’Italia delle cento città la cui fitta trama urbana diventa la meta prediletta di un nuovo pellegrinaggio.
Ad aprire le vendite è la bella raccolta di marmi e pietre dure (lotti dal 1 al 23), frutto della passione di un collezionista che, dagli anni Settanta a oggi, ha riunito esempi di notevole qualità e di grande varietà e fascino. Un grande mortaio in porfido e la monumentale vasca in serpentino verde, entrambe di provenienza romana tra il XVIII e XIX secolo (lotti 12 e 13, stima 6.000 – 6.500 euro), sono esempi felici di una classicità solida e scenografica. Di grande suggestione anche la placca con pappagallo realizzata nelle botteghe granducali fiorentine (lotto 21, stima 1.500 – 2.000 euro) agli inizi del ‘700, raffinata espressione dell’arte del “commesso” in pietre dure nella sua derivazione toscana. Particolarmente intrigante è il lotto 23: un’imponente collezione composta da oltre 930 formelle (XIX secolo), una tra le più vaste ed eterogenee raccolte di marmi antichi e pietre dure di recupero, venduta come unico lotto con una stima di 50.000 – 80.000 euro, vero compendio di cromie, venature e memorie lapidee.
È presentata poi una grande e preziosa serie di capezzali in avorio scolpito di manifattura trapanese, databili al diciottesimo secolo; emblematici della raffinata tradizione devozionale siciliana, questi piccoli capolavori testimoniano l’altissimo livello tecnico raggiunto dagli artigiani dell’isola in questo campo. Nei lotti dal 81 al 90 si susseguono composizioni minute ma intensamente espressive: da Santa Rosalia alla Crocifissione, la Sacra Famiglia e l’Adorazione dei Magi (stime comprese tra 600 e 2.000 euro), fino alla scena più complessa e dinamica, San Michele Arcangelo che sconfigge i demoni (stima 4.000 – 5.000 euro), dove il virtuosismo plastico si unisce a una potente carica narrativa.
Tra gli arredi del Settecento, provenienti da diverse aree italiane, Venezia si distingue per una serie di mobili laccati di particolare eleganza: la ribalta decorata ad arte povera con figure all’orientale (lotto 51, stima 40.000 – 50.000 euro) e la console rifinita con fiori in policromia (lotto 110, stima 15.000 – 18.000 euro) ci restituiscono tutta la leggerezza e la vivacità cromatica della produzione lagunare, e sono qui affiancate da una rara seggiola da parata per gondola (lotto 52, stima 3.000 – 3.500 euro).
Genova, con la sua solida tradizione ebanistica, è rappresentata dai celebri “quadrifogli” e da pezzi di grande prestigio: un superbo trumeau Luigi XIV rivestito in legni esotici impreziosito da raffinate montature in bronzo dorato (lotto 71, stima 10.000 – 15.000 euro) e un elegante cassettone bombato Luigi XV (lotto 78, stima 6.000 – 8.000 euro) raccontano il gusto aristocratico della città. Di manifattura romana è invece la coppia di console barocche in legno scolpito e dorato(lotto 75, stima 15.000 – 18.000 euro), animate da teste di putti e mascheroni urlanti, forti di un impianto decorativo che richiama i modelli di ascendenza berniniana.
La sezione dedicata agli oggetti d’arte offre il poderoso toro rampante in bronzo patinato (arte rinascimentale, lotto 66, stima 20.000 – 30.000 euro) e i due importanti opere in ceramica, provenienti entrambe dalla manifattura toscana dei Ginori. La rara cornice da centrotavola del 1750 circa (lotto 76, stima 20.000 – 26.000 euro), concepita come supporto per un grande surtout, e di notevole impatto decorativo, rappresenta uno dei vertici della produzione della fabbrica, per le grandi dimensioni e lo stampo articolato. Di notevole interesse storico è anche il finora perduto grande tondo in maiolica del 1873 circa, modellato a rilievo con il busto di Benvenuto Cellini (lotto 44, stima 2.600 – 2.800 euro). Il suo ritrovamento completa la serie di quattro ritratti di artisti realizzata in occasione dei festeggiamenti per Michelangelo di quell’anno: i modelli verranno utilizzati nel 1916 per decorare la facciata di villa Ginori Le Corti a Sesto Fiorentino.
Infine, un oggetto molto evocativo e di grande qualità: il ventaglio appartenuto a Margherita di Savoia, realizzato a Firenze dall’orafo Marchesini intorno al 1890 (lotto 36, stima 2.000 – 3.000 euro) utilizzando stecche in tartaruga bionda, pizzo bianco, montature in oro e inserti in pietre colorate.