GIOVAN BATTISTA FOGGINI (1652-1725). ARCHITETTO E SCULTORE GRANDUCALE
Firenze celebra il genio artistico di Giovan Battista Foggini con una bella ed esaustiva mostra di ricerca, aperta fino al 9 settembre 2025 a Palazzo Medici Riccardi. L’esposizione, ideata e curata da Riccardo Spinelli con il coordinamento scientifico di Valentina Zucchi, è stata concepita in occasione del terzo centenario della morte di Foggini, con l’intento non solo di omaggiare la sua eccelsa capacità di padroneggiare diversi campi dell’espressione artistica della Firenze tardo medicea, ma di far conoscere a un pubblico più vasto e appassionato un artista perlopiù circoscritto al mondo degli specialisti.
Giovan Battista Foggini è uno degli autori più completi della scena artistica fiorentina e locale tra Sei e Settecento, che dopo i fasti del Rinascimento rinverdisce la vocazione della città come centro propulsore di un linguaggio originale, aggiornato al gusto del tardo barocco e del nascente rococò. Architetto, scultore e decoratore d’interni, sorretto dalla protezione del granduca Cosimo III de’ Medici e di suo figlio il gran principe Ferdinando, Foggini è stato sommo interprete dell’ultimo fasto mediceo. Un Bernini più misurato e soavemente elegante capace di operare a tutto campo, tanto da divenire fondamentale per capire il gusto della corte fiorentina a cavallo del secolo. Un’autore geniale dalla creatività inesauribile e dotato di un eclettismo tanto dinamico quanto flessibile ad adattarsi a qualsiasi tecnica artistica.
Attraverso una selezione di oltre 80 opere tra sculture, disegni e manufatti, la mostra si sviluppa al piano terra di Palazzo Medici Riccardi, lungo sei sale e la galleria che si affaccia sul giardino. In questo luogo emblematico dei Medici e di Firenze, commissionato nel 1444 da Cosimo il Vecchio a Michelozzo come residenza di famiglia, la mostra di Foggini trova una cornice ideale, avendo qui l’artista realizzato nel corso del tempo alcuni dei suoi lavori più significativi, come gli interventi per la Galleria degli Specchi affrescata da Luca Giordano e le sale limitrofe del piano nobile, lo scalone di rappresentanza del palazzo, la sistemazione antiquaria del cortile quattrocentesco, l’ideazione del progetto per gli stucchi della loggia terrena affacciata sul giardino mediceo, il prolungamento della facciata michelozziana su via Cavour, la Biblioteca Riccardiana, nei cui spazi, proprio in occasione della mostra, possiamo ammirare esposti alcuni disegni di Foggini relativi alle decorazioni d’interni del palazzo, alcuni testi manoscritti e a stampa provenienti dalla Biblioteca Moreniana che approfondiscono l’attività dell’artista, oltre al busto marmoreo commissionato dai Riccardi a Foggini per celebrare Vincenzo Capponi, che fu determinante alla formazione del patrimonio librario della famiglia, esposto nella sala di lettura della Biblioteca nella sua collocazione originaria. E se oggi possiamo ancora godere della bellezza della Cappella dei Magi affrescata da Benozzo Gozzoli nel 1459, è per merito di Foggini e del suo fermo diniego alla creazione di un nuovo scalone di accesso al piano nobile, richiesto dal marchese Gabriello Riccardi, divenuto il nuovo proprietario del palazzo nel 1659, dopo la vendita da parte del granduca Ferdinando II de’ Medici.
Il percorso espositivo è articolato in cinque sezioni tematiche che esplorano la scultura in marmo, bronzo e terracotta, l’attività di architetto e disegnatore, il suo ruolo nella produzione di manufatti intarsiati in pietre dure e metalli preziosi, e la sua influenza sulla statuaria monumentale. Numerosi sono i prestiti italiani e internazionali, come il Louvre di Parigi, il Bayerisches Nationalmuseum di Monaco, il Minneapolis Institute of Art, lo Staatliche Kunstsammlungen di Dresda, gli Uffizi, il Bargello e le Cappelle Medicee di Firenze, il Poldi Pezzoli di Milano, l’Istituto Centrale per la Grafica e la Galleria Corsini di Roma, oltre a diverse collezioni private.
Giovan Battista Foggini nasce a Firenze il 25 aprile 1652. Dopo un periodo di studio con Vincenzo Dandini entra come apprendista nella bottega dello zio scultore Jacopo Maria Foggini, dimostrando subito un notevole talento artistico. È a questo punto che la figura di Cosimo III de’ Medici si lega alla vicenda artistica di Foggini. Succeduto al padre Ferdinando II, il granduca, seguendo i propri interessi culturali e artistici, fonda a Roma presso Palazzo Madama, nel 1673, l’Accademia Fiorentina, alla cui guida pone Ercole Ferrata, seguace dell’Algardi, e Ciro Ferri, allievo di Pietro da Cortona, con lo scopo di rinnovare il linguaggio artistico delle botteghe granducali fiorentine attraverso la lezione del barocco romano. Foggini è fra i giovani artisti indirizzati da Cosimo III a Roma, e qui, sotto la guida di Ciro Ferri, per circa tre anni studia disegno, scultura e architettura, prima di essere richiamato dal granduca.
Tornato a Firenze nel 1676, a Foggini vengono subito affidate diverse committenze come scultore, e quale assistente dell’architetto di corte Pier Maria Baldi entra a far parte dei cantieri medicei. Il suo talento non sfugge alle più illustri famiglie del Granducato, in primis i Corsini, che affidano al giovane Foggini la realizzazione delle pale d’altare per la cappella di famiglia al Carmine, eretta in onore del santo Andrea Corsini canonizzato nel 1629. Foggini lavora ai grandi rilievi marmorei in tre tempi, a partire dal 1677 fino al completamento della cappella nel 1689 (in mostra due disegni preparatori: Sant’Andrea Corsini appare ai fiorentini dell’Accademia Nazionale dei Lincei, e la Vergine appare ad Andrea Corsini del Gabinetto dei disegni del Louvre).
Con l’abbandono di Pier Maria Baldi nel 1685 subentra come architetto di Palazzo Medici Riccardi. La sua nomina a primo scultore di corte nel 1687 fa di Foggini un riferimento della cultura figurativa Toscana, a cui seguono nel 1694 le cariche di “Architetto Primario della Casa Serenissima” e direttore delle manifatture della “Real Galleria e Cappella”. Di sua competenza diventano pertanto tutti gli edifici della famiglia granducale, quindi Palazzo Pitti e le ville di Pratolino, Castello, Poggio a Caiano e Poggio Imperiale.
Contemporaneamente giungono a Foggini numerose commissioni dalle famiglie gentilizie toscane che in quegli anni procedono alla costruzione o alla riedificazione dei loro palazzi e ville, in città e nel contado, e delle cappelle nelle grandi chiese fiorentine, come appunto i Corsini, e poi i Viviani, i Pucci, i Riccardi e la potente famiglia Feroni, che nel 1693 commissiona a Foggini la ristrutturazione della propria cappella nella basilica della Santissima Annunziata, che l’artista trasforma in una delle più riuscite realizzazioni del barocco toscano.
Foggini opera altresì su interi quartieri in città come Livorno, dove, secondo il piano di rinnovamento voluto dal granduca Cosimo III e il gran principe Ferdinando, lavora a molti cantieri civili e religiosi conferendo alla città il suo aspetto ‘moderno’; suo è anche il monumento funebre di Marco Alessandro del Borro, governatore di Livorno, nella cattedrale di San Francesco.
Fatta eccezione della pittura Foggini si espresse in tutte le arti come scultore, architetto, decoratore d’interni e disegnatore di manufatti realizzati dalle botteghe granducali sotto la sua supervisione, con un fasto e un’eleganza inaudite nella sintesi perfetta tra materiali diversi (legni rari, pietre dure intagliate e commesse, metalli), vanto della più alta tradizione artigiana della Firenze tardo barocca. Dopo aver lavorato instancabilmente per oltre un cinquantennio, nonostante i problemi invalidanti dovuti al vaiolo contratto da bambino, l’artista si spegne a Firenze il 12 aprile 1725.
Il percorso espositivo si apre con le opere della sua formazione, quindi alcuni disegni e lavori in terracotta. Tra questi Il mito di Pigmalione, presentato al concorso del 1673 all’Accademia di San Luca; un inedito bozzetto preparatorio per la Crocifissione e dolenti del Tesoro dei Granduchi a Palazzo Pitti, modellato dall’artista a Roma, e accompagnato dalla sua realizzazione in bronzo eseguita al rientro dell’artista a Firenze nel 1676; e poi La strage dei figli di Niobe del 1674 del Museo dell’Opificio delle Pietre Dure, insieme ad altri rilievi collocabili in quel periodo, come la Sacra famiglia e il Ratto di Proserpina agli inferi, entrambi provenienti dal Bargello, o riferibili alla mano di Foggini, come Porsenna libera Clelia e le compagne dalla prigionia.
Segue una sezione che raccoglie alcuni bellissimi bronzetti realizzati da Foggini a partire dalla fine del Seicento, accompagnati dalle loro derivazioni in cera, porcellana di Doccia, gesso e biscuit su modelli originali dell’artista, e ispirati ai poemi classici, in particolare alle Metamorfosi di Ovidio, come Adone morente, Atalanta e Ippomene, e Plutone rapisce Proserpina, indicativi della raffinata cultura letteraria e figurativa al tempo dell’ulltima potente famiglia fiorentina.
Nella piccola sala attigua sono esposti due degli otto busti medici commissionati dal cardinale Francesco Maria de’ Medici, fratello del granduca Cosimo III, per la villa di Lappeggi, e realizzati da Foggini tra il 1681 e il 1687: sono quello dello stesso committente, conservato nella Villa Medicea di Cerreto Guidi, e quello proveniente dal Louvre del cardinale Leopoldo, fratello del granduca Ferdinando II e grande collezionista: a lui si deve un importante ampliamento delle collezioni medicee confluite agli Uffizi.
Insieme ai busti maromeri dei cardinali sono esposti due importanti bronzetti: Mercurio ed Argo proveniente dal Bargello di Firenze, e Venere scopre il cadavere di Adone del Bayerisches Nationalmuseum di Monaco, donato da Cosimo III al principe tedesco Giovanni Guglielmo, Elettore Palatinato e marito della figlia Anna Maria Luisa: a lei, ultima erede dei Medici dopo la morte del fratello, il granduca Gian Gastone, Firenze deve la sopravvivenza delle collezioni medicee nella loro interezza, avendo alla sua morte reso pubblico e vincolato allo Stato tutto il patrimonio artistico e culturale della famiglia.
A testimonianza dei tanti meravigliosi manufatti a destinazione sacra e laica, progettati da Foggini e realizzati dalla “Real Galleria e Cappella” a partire dal 1694, primo fra tutti campeggia al centro della sala il celebre Tavolo di Palazzo Pitti, in ebano, bronzo e piano in commesso intarsiato in pietre dure, insieme a due preziosissime cassette servite a contenere medicinali e profumi, e fatte produrre dalla famiglia granducale per essere donate ai potenti del tempo: bellissima quella proveniente dal Minneapolis Institue of Art, in ebano, bronzo dorato e pietre dure, del 1720.
Sono straordinari per qualità tecnica e valore simbolico i reliquiari, tra questi quello di San Sigismondo del 1719, proveniente dalle Cappelle Medicee, e quello della Culla del Bambino Gesù realizzato intorno al 1695-1697, appartenente al Tesoro dei Granduchi agli Uffizi.
Sono esposti anche due gruppi bronzei eseguiti da Foggini in tarda età per Anna Maria Luisa de’ Medici: Il Battesimo di Cristo proveniente da Palazzzo Pitti e databile al 1723–1724, e David e Golia, visibile solo nelle declinazioni in cera e porcellana di Doccia, essendo mancata ai curatori la possibilità di avere la fusione ‘principe’ del bozzetto del 1722, conservata in Russia.
Arricchiscono l’esposizione una selezione di opere grafiche e documenti storici: dopo più di 45 anni torna esposto il Giornale degli Uffizi, un quaderno di progetti e schizzi che illustra l’inventiva dell’artista; e per la prima volta il Carteggio fogginiano conservato nella Biblioteca-Archivio del Seminario Maggiore di Firenze, un fondo di oltre 500 lettere che offre uno spaccato delle relazioni intellettuali e artistiche intrattenute da Foggini con le maggiori personalità del suo tempo.
Nella riccardiana Galleria terrena, impreziosita da stucchi settecenteschi, che si affaccia sul Giardino Mediceo progettato da Michelozzo, ma più volte rimaneggiato nei secoli, si trova la sezione dal titolo “L’Antico e il Re Sole”, che testimonia il prestigio internazionale raggiunto da Foggini attraverso le commissioni ricevute da Luigi XIV. Qui sono esposte due delle cinque sculture in marmo provenienti dal Louvre, L’Arrotino e Il Cinghiale, copie di capolavori antichi delle collezioni medicee, ordinate a Foggini nel 1683 dal marchese Louvois, di passaggio a Firenze e diretto Roma, inviate dall’artista alla Corte di Versailles nel 1684.
Nella stessa sala è esposta la versione in porcellana di Doccia del Laocoonte, realizzata intorno al 1750 dalla Manifattura Ginori, e derivata da un bronzetto di Foggini sulla base del gruppo scultoreo di Baccio Bandinelli, oggi agli Uffizi, ispirato all’originale ellenistico conservato ai Vaticani e rinvenuto a Roma, presso l’Esquilino, nel 1506. Sono opere che documentano l’interesse di Foggini per la statuaria classica e per la sua diffusione. (SG)