Wannenes e Piasa si uniscono sotto il segno della qualità, per presentare per la prima volta al pubblico parigino e francese un vendita interamente dedicata alle Arti Decorative e al Design italiano del XX secolo con due suggestivi titoli: “Design Italiano. Un altro sguardo” e “Jsa: tessuti d’arte, una collezione privata”.
L’appuntamento è il 9 novembre 2021 negli nei prestigiosi spazi di rue du Faubourg Saint-Honoré alle ore 16.00 e 18.30.
L’eclettismo del primo catalogo dedicato al “Design Italiano. Un altro sguardo” lo possiamo subito notare da uno rigoroso mobile da bar di Osvaldo Borsani del 1950 circa (lotto 26, stima 8.000 – 12.000 euro), in mogano, ottone, pelle, vetro e specchio, che nella parte interna nasconde una scultorea applique in legno intagliato e laccato attribuita a Lucio Fontana, che in quei primi anni Cinquanta collaborava spesso con Borsani a progetti unici come tavoli ‘spazialisti’ decorati con tecnica a dripping e areografo.
Spiccano per elegante funzionalità la coppia di poltrone in frassino, ottone e paglia di Vienna di Gio Ponti e Angelo Crippa realizzate a Genova  nel 1952 circa per le sale del transatlantico “Giulio Cesare” dalle ‘Officine Allestimento e Riparazioni Navi’ di Genova (lotto 35, stima 15.000 – 20.000 euro). Originalità, funzionalità, stile e gusto del tempo, sono parti di un insieme indivisibile della vicenda professionale di Gio Ponti, sia come architetto e designer, tasselli di un rapporto intimo e vitale con la ‘produzione’, come ebbe a dire fin dal 1933: “L’arte s’è innamorata dell’industria, quasi femminilmente e l’industria è entrata nel novero dei fenomeni intellettuali”.
Nei suoi quindici anni alla Venini (1932-1947), Carlo Scarpa sonda ogni possibilità espressiva della materia-vetro, con esiti spesso inattesi. Nella lampada a sospensione “modello 5237” creata intorno al 1940 egli usa il vetro cordonato e l’ottone (lotto 46, stima 4.000 – 6.000 euro). Il suo contributo alla storia della vetreria muranese e in particolare a quella della Venini si evidenzia nella capacità di  modellare la struttura del vetro alla sua creatività, attraverso un progetto a tutto tondo che coinvolge anche la struttura portante in ottone.
L’originalità del design italiano la possiamo cogliere nella coppia di poltrone e tavolino degli anni ‘50 di Augusto Romano (lotto 102, stima 3.000 – 4.000 euro) in faggio curvato, canapa intrecciata e compensato, capace di rendere espressivo una tecnica della tradizione che attraverso il suo contributo diviene la via italiana a movimento moderno.
Contemporanea l’arte tessile di Renata Bonfanti che si manifesta con raffinata grazia nell’arazzo Riflessi del 1970 circa in lana tessuta (lotto 117, stima 2.000 – 3.000 euro). La sua ricerca non vuole suggerire la pittura ma l’architettura, perché ogni tappeto, arazzo o un tessuto egli la vede entro uno spazio che muta e si completa con una sequenza cromatica e figurativa.
La libreria di Vittoriano Viganò realizzata in compensato industriale nel 1960 circa (lotto 134, stima 8.000 – 12.000 euro) sviluppa l’idea dell’incastro come un modulo che produce varie forme – come possiamo vedere nei lotti dal 135 al 137 eseguiti dal 1960 al 1964 e con stima di 2.000 – 3.000 euro – che vuole confermare una supremazia del progetto sul valore estetico e sulla funzionalità dell’oggetto.
Il fascino del servizio da tè composto da quattro elementi in argento, oro e legno progettate da David Palterer nel 1987 (lotto 150, stima 5.000 – 7.000 euro), è nel ribaltamento del razionalismo che si compie attraverso il piacere della citazione e dell’ironia che abbandona le forma e che rilegge in chiave zoomorfa la sintesi della forma Jugentstil di Kolo Moser.
La Biblioteca Totem di Cesare Augusto Nava (lotto 162, stima 6.000 – 9.000 euro), è la dimostrazione che la forza del design italiano nasce e si sviluppa in provincia. La Nave Arredamenti di Desio è una piccola impresa a tutto tondo dove Cesare insieme ad un gruppo ristretto di collaboratori, progetta, realizza e vende oggetti contemporanei al loro tempo. Un ecosistema chiuso nel microcosmo dell’azienda aperta al mondo.
L’asta “Jsa: tessuti d’arte, una collezione privata” nasce dall’esigenza di creare una nuova e trasversale proposta di vendita che possa raccogliere nomi noti e meno noti della storia del design italiano del XX secolo, ma anche arredi creati ad hoc e oggetti unici che meritano un palcoscenico internazionale, come ad esempio una rara collezione di tessuti di artisti e designer come Ponti, Fontana Crippa e Dova, per buona parte realizzati manifattura Jsa di Busto Arsizio.
Nata nel 1949 per volontà di Luigi Grampa si pone all’avanguardia del progresso tecnologico e produttivo in questo settore per una vocazione all’integrazione della ricerca artistica nella produzione con un confronto serrato, continuo, con le grandi correnti internazionali del design tessile, dai modelli nordici dell’Artek di Alvar Aalto e della Grantex di Arne Jacobsen agli esempi statunintensi di Charles e Ray Eames.
Un’azienda che stampa nel 1955 un “Concetto Spaziale” di Lucio Fontana ma anche Giorgio Pavesi e Cecilia Mora, Marta Latis e Marianne Feldner e le tovaglie di Margherita Patocchi.
Uno spirito di “unità delle arti” che si era manifestata con appassionata irruenza alla IX Triennale di Milano del 1951 che aveva come ha come parola d’ordine un nuovo rapporto tra architettura, pittura e scultura, ma anche con l’arte tessile che deve essere plurale e aperta alla contemporaneità.
Di questo raro e prezioso catalogo è giusto segnalare un tessuto a fiori rosa del 1960 dl Zakarias (pseudonimo del fondatore Luigi Grampa) (lotto 200, stima 4.000 – 6.000 euro), due lotti ‘spazialisti’ del 1950 di Lucio Fontana: il primo “Volo spaziale”, dal titolo unico nella produzione dell’artista (lotto 223, stima 5.000 – 7.000 euro); il secondo, “Galassia” che nella sua originale texture anticipa quella terza dimensione che pochi anni dopo lo porterà a tagliare la tela (lotto 224, stima 2.500 – 3.500 euro).
Sempre del 1950 i “Fuochi d’Artificio” di Roberto Crippa (lotto 231, stima 3.000 – 4.000 euro) e la “Cavalcata nello spazio” (lotto 254, stima 2.000 – 3.000 euro);  i “Cirri” di Gio Pomodoro (lotto 239, stima 5.000 – 7.000 euro), le “Figure” di Piero Zuffi (lotto 255, stima 1.500 – 2.000 euro), ed infine la “Serenata” di Gianni Dova (lotto 278, stima 800 – 1.200 euro)
Una stagione unica e irripetibile della storia dell’arte tessile della seconda metà del XX secolo, raccontata attraverso una spettacolare collezione privata siciliana, che sicuramente attirerà l’attenzione di un pubblico esigente e preparato, che sarà presente alla prima asta firmata da Wannenes e Piasa.