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Vincenzo Gemito: più vero del vero

Il realismo di Vincenzo Gemito (1852-1929) è appassionato e travolgente, è appoggiato sulla pelle, è vissuto come un flusso continuo di emozioni che si fanno materia. Oltre l’accademia egli introduce una naturalezza che è patrimonio della sua vita iniziata ai margini e proseguita con vivace determinazione per cogliere la vita degli ultimi, che erano il patrimonio poetico per plasmare le forme del quotidiano. La sua vita iniziata sui gradini di un orfanotrofio a Napoli, e proseguita, come un romanzo d’appendice, con ascese e discese repentine della sua vicenda umana e artistica drammaticamente scandita dalla follia, lo porteranno a diventare prima uno dei più grandi scultori della sua epoca, celebrato nella sua città natale e più tardi nel resto d’Italia e in Europa, poi relegato a scultore pittoresco destinato all’oblio della storia dell’arte.

Nella Parigi sfavillante del 1877 fece sensazione al Salon con il suo pescatore napoletano dove Rodin e Degas ammirarono l’animalità e il ghigno del ragazzo accovacciato, una bruttezza che diviene più vera del vero e apre nuove prospettive plastiche ed espressive alla scultura del XIX secolo.

Il Petit Palais di Parigi fino al 26 gennaio 2020 celebra per la prima volta in Francia la sua arte con centoventi opere tra sculture e disegni, in collaborazione con il Museo di Capodimonte di Napoli, che dimostrano la sensuale potenza di un artista tanto in anticipo sulla sua epoca da essere ancor oggi contemporaneo.