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Tra arte e INDUSTRIA

Originali nella produzione gli oggetti del design hanno acquisito nel corso degli anni un valore collezionistico sempre più preminente nel mercato internazionale dell’arte. Diversificata l’offerta, ampio il compasso temporale, praticamente infinite le storie che si appoggiano alla realizzazione di questi oggetti che coniugano la ricerca dell’unicità artigianale alla serialità industriale. Nel catalogo delle Arti decorative e design del XX secolo spicca un oggetto emblematico per iconicità della cifra stilistica e per una linea di continuità che ha sempre contraddistinto il design italiano come sintesi tra arte e industria.

L’opera è una straordinaria lampada da soffitto in metallo dipinto, perspex e ottone di Ettore Sottsass, realizzata per Arredoluce nel 1957 circa, dove il designer imita stilizzandole le valve di una conchiglia. Le lampade in metallo e perspex progettate per Arredoluce nascono successivamente al suo viaggio negli Stati Uniti dal 1956, dove affina la sua ricerca presso lo studio di George Nelson, un’esperienza importante che lo porta a conoscere, senza demonizzare, la cultura industriale: “Erano anni in cui cercavo di sottrarre il design alla funzionalità; il limite del design è di frequente un’idea primitiva di ciò che è funzionale”.

La nascita di ogni oggetto – fosse esso una lampada, una sedia, un tavolo o un’architettura – era percepita da Ettore Sottsass come esperienza condivisa con la propria e altrui quotidianità, ma con lo spirito d’avventura e la curiosità di un fanciullo: “Appoggiare una carta bianca, intatta, sul tavolo è come quando la prima volta stavo per partire per l’oriente lontano. Avevo una grande paura, e passavo le notti con gli occhi aperti. Avevo paura delle tigri, dei serpenti invisibili, degli avvoltoi mangiacadaveri ma sapevo anche che c’erano odori molto speciali, templi caduti nelle foreste, ballerine al neon, immensi fiumi sporchi, caldi, senza orizzonte”.

Memoria, affetto, calore: le cose devo divenire parte di te: “Quando apro quella specie di armadio delle memorie, vorrei che venisse fuori sempre, un odore affettuoso. Con quelle memorie vorrei essere capace di disegnare architetture, oggetti, case, muretti, giardini, sentieri, panchine, alberi e orti che mi proteggessero; che proteggessero me e gli altri che vivono”.