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Stock Picking e Top Down

di Alessandro Secciani – Direttore di FONDI&SICAV

Ci sono due parole chiave, ovviamente inglesi, per qualsiasi investitore finanziario: stock picking e top down e crediamo che per un investitore in arte che voglia non soltanto ricavare il classico dividendo estetico, ma anche plusvalenze dal suo investimento, sia bene tenere conto di queste due parole, che nella realtà indicano due metodologie di investimento profondamente diverse, anche se conciliabili.
Per stock picking si intende la scelta accurata della singola azione da comprare. In un mercato come quello finanziario, che va a cicli in cui quasi tutto sale e quasi tutto scende nello stesso tempo, individuare quelle azioni che hanno la capacità di andare meglio delle altre nei periodi buoni e nei periodi difficili è semplicemente fondamentale. In questo caso il gestore o l’investitore privato cercherà quelle azioni che hanno i rapporti prezzo/utile più favorevoli, che hanno il rapporto fra quotazione e mezzi propri migliore o che hanno un buon livello di ricerca che potrebbe sfociare nella realizzazione di prodotti o servizi innovativi. Chi ha saputo acquistare le azioni migliori, anche nei periodi perturbati ha salvaguardato almeno in parte il valore degli investimenti e soprattutto quando i mercati sono ripartiti quasi sempre le società più valide hanno ripreso e incrementato il loro valore più in fretta di altre.
Per quanto riguarda l’arte lo stock picking è fatto di tutti i giorni. In un mercato in cui i singoli artisti hanno quotazioni molto diversificate, è chiaro che la scelta di uno piuttosto che di un altro, di un genere o di una scuola, ha un’importanza fondamentale.

L’altro stile di investimento, che potrebbe sembrare opposto, ma nella realtà si integra perfettamente con il primo, è il top down, cioè la capacità di seguire i trend generali. Normalmente in una fase favorevole tutto sale e tutto scende contemporaneamente: si tratta solo di individuare i cicli che sono in ascesa ed evitare quelli che sono in discesa. Ovviamente in una visione di questo genere le correlazioni fra un settore e l’altro sono importantissime: se si decide, per esempio, che il prezzo del petrolio è correlato alla crescita dei titoli industriali, la presenza di un forte trend ascendente sull’oil porterà evidentemente un elemento favorevole all’investimento in titoli industriali. Ugualmente se sempre il petrolio è correlato in maniera contraria (uno sale e l’altro scende) ai metalli preziosi, lo stesso trend forte sull’oro nero darà qualche problema agli investitori nell’oro vero, cioè quello giallo (in realtà negli ultimi mesi oil e gold stanno salendo insieme, ma questo è un altro discorso…). E un investitore che approcci il mercato dell’arte con lo stesso tipo di razionalità che solitamente si usa in finanza deve avere appunto questa capacità di comprendere in quale fase è il ciclo dei prezzi e con che cosa è correlato. Il che è tutt’altro che semplice.

C’è per esempio un primo punto da chiarire sull’arte: un’opera d’arte è un bene rifugio o quanto meno ha le caratteristiche del bene rifugio? Al di là di alcuni autori “sempreverdi”, che rappresentano comunque dei leader del mercato, per la grande massa dell’arte moderna e contemporanea non ci sembra che ciò sia vero. Se osserviamo una tabella con l’andamento dell’S&P500, il più importante indice azionario mondiale e quindi quasi un benchmark della ciclicità, del future sull’oro, bene rifugio per eccellenza, e del Nwa, l’indice del mercato internazionale dell’arte elaborato da Nomisma, si vede che i comportamenti del mercato dell’arte, soprattutto nei periodi di difficoltà sono molto più vicini a quelli delle azioni che a quelli dell’oro. Dal 1995 al 2008, infatti, se si esclude il periodo della grande bolla speculativa azionaria della fine degli anni ’90, si può dire che questi mercati procedono in maniera abbastanza similare. Dimostrano tutti una crescita costante nel tempo, con leggere differenze ora a favore di un mercato, ora a favore dell’altro. Ma nel 2008 con la grande crisi c’è la nettissima differenziazione: l’oro spicca il volo, mentre l’S&P 500 va a tuffo verso una perdita di quasi il 50%, per poi risalire in maniera notevole, ma staccatissimo dalle performance dell’oro, che si è avvantaggiato dal clima di totale insicurezza che è rimasto, anche dopo la ripresa economica di quest’ultimo anno e mezzo.

E l’arte? Nel momento di difficoltà non sembra avere dubbi: segue l’andamento delle azioni. Sia pure sovraperformando, rispetto all’S&P500, ha un andamento quasi identico, sia nei momenti di crollo, sia nei momenti di ripresa. A questo punto un investitore istituzionale in arte che cosa deve fare? Al di là della rozzezza di questa prima analisi, basata per ragioni di spazio su un numero minimo di dati, deve soprattutto sapere individuare il ciclo economico in cui ci si trova: un pezzo da collezione sembra risentire degli andamenti del ciclo industriale in maniera molto più profonda di quanto non si immagini normalmente e se un buon esperto d’arte sa individuare quegli artisti che sapranno conservare il loro valore anche in futuro (stock picker), un’ipotetica figura di gestore di patrimoni in arte deve capire molto bene a quale trend di ripresa è giusto agganciarsi, prima di entrare pesantemente sul mercato.