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Quando la forma diviene regale arredo

I rapporti della cultura meridionale con il resto d’Italia e d’Europa sono, si sa, complessi e affascinanti.

Lo stile barocco in Sicilia si sviluppa attraverso le influenze più varie, a cominciare da quelle delle scuole romane e napoletane senza dimenticare il contributo dato dal gusto spagnolo per gli apparati decorativi.

Così a cavallo tra Sei e Settecento, l’arte dell’intaglio vive in Sicilia un periodo di grande fertilità con la realizzazione di arredi come la console della fine del XVII secolo, in legno intagliato, scolpito, laccato e dorato che rappresenta la bellezza e la fantasiosa esuberanza dell’intaglio scultoreo della scuola siciliana di derivazione romana e che può essere accostata, ad una serie di tavoli disegnati da Giacomo Amato (1643 – 1723), dell’ordine dei Crociferi, noto ornatista formatosi a Roma, la cui attività era legata per lo più alla committenza delle famiglie della nobiltà palermitana. Tale ipotesi ci pare supportata dalla presenza, ai lati del nostro tavolo, di aquile rampanti con ali spiegate del tutto simili a quelle presenti in due disegni attribuiti allo stesso Amato, uno per un “piede di specchio” per il duca di Uzeda e l’altro “di due piedi fatti di legname e posti in oro”, entrambi conservati presso la Galleria Regionale di Sicilia a Palermo.

Interessante anche una coppia di console da muro sempre della metà circa del XVIII secolo, con piani in marmo fossile e che lasciano intravedere una  asimmetria ormai figlia dello stile Luigi XV che già da qualche decennio andava imponendosi in Francia.

Ancora di manifattura siciliana ed anch’essa legata al gusto francese che s’insedia nelle corti italiane – anche la corte ferdinandea ne subisce l’influsso, seppur mantenendo una certa identità locale –  è la poltrona in legno scolpito e dorato sempre a mecca (tecnica molto utilizzata nel regno come alternativa all’oro zecchino) che si ispira ai nuovi temi del classicismo così detto alla “greque”.

Lasciamo il Settecento per inoltrarci nel secolo successivo con dodici poltrone di manifattura napoletana in lacca bianca e oro, di uno stile nato sulla scia delle produzioni alla francese sotto il dominio di Napoleone con Gioacchino Murat.

Riferibile al secondo quarto dell’Ottocento è poi il grande “table de famille” in legno di mogano del secondo quarto del XIX secolo, stampigliato ‘Jacob’. Quasi certamente questo tavolo (reca marchi d’inventario), faceva parte di una fornitura più ampia di esemplari, quasi tutti simili tra loro e commissionati dagli Orlèans per alcuni saloni delle residenze reali, ed in seguito – secondo una tradizione non documentata – donato da Napoleone III a Julie Bonaparte (1830-1900), dal 1847 marchesa di Roccagiovine come riportato da una scritta ad inchiostro in due dei quattro cassetti.

Infine una scatola siglata Vervelle a Paris, che sconfina nella raffinata produzione del periodo Napoleone III e che si rifà ai modelli barocchi di A. C Boulle sotto il regno del Re Sole, con il recupero dell’intarsio fitto con l’alternanza di materiali diversi quali il metallo e la tartaruga.