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MANET bagliori dalla Laguna

Palazzo Ducale Venezia

La luce, il colore e la traslucida bellezza di Venezia, millenaria città appoggiata sull’acqua, sono i fili invisibili che legano l’ultimo dei pittori classici, Éduard Manet – ponte suntuoso verso la modernità en plein air degli impressionisti e della verità delle forme e della materia di Paul Cézanne – al Cinquecento veneziano di Tiziano e Tintoretto, dove il colore diviene forma e carne dei sensi. L’Olympia e la Venere di Urbino sono il ritratto del piacere vissuto con moderno disincanto, dove i due artisti, al di là della tradizione, sovvertono la funzione stessa della pittura come descrizione per immagini della storia sacra e profana, per tradurre in pratica due sommi esercizi dell’arte per l’arte, ovvero, una modernità che si perpetua all’infinito nella certezza d’essere archetipo. Nei fastosi spazi di Palazzo Ducale ottanta opere provenienti dai maggiori musei del mondo sostanziano il forte legame che legò l’artista francese al Rinascimento veneziano (Manet. Ritorno a Venezia, 24 aprile – 18 agosto 2013).