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In arredo varietas

di M.Tajocchi

Gli arredi sono testimoni silenti del tempo, lo scandiscono, lo conservano, lo tramandano: il loro potere di fascinazione resta intatto nel tempo per quella capacità di stupire e accendere la passione e la voglia di possesso, una capacità spesso accentuata da quella contaminazione degli oggetti, quella varietas che rendeva unica e affascinante una raccolta d’arte.
A questo gusto collezionistico sofisticato riportano tre opere, presentate nella prossima vendita di “Arredi, Sculture e Oggetti d’Arte” del 14 novembre, esem- plari per comprendere la bellezza del collezionare inseguendo le proprie passioni: come diceva Walter Benjamin, appassionato raccoglitore d’arte, nei suoi Scritti: “Per il collezionista, quello autentico intendo, il collezionista come deve essere, il possesso è il rapporto più profondo che in assoluto si possa avere con le cose: non come se le cose fossero viventi in lui, piuttosto è egli stesso che abita in loro”.
La prima è un bassorilievo centinato in marmo quattrocentesco scolpito da Gregorio di Lorenzo (Firenze 1436 ca. – Forlì 1504 ca.) e raffigurante la Madonna col Bambino che stringe un uccellino e due cherubini, dove questo brillante allievo e collaboratore di Desiderio da Settignano appare in contatto con gli artisti della sua generazione come lo stesso Desiderio, Mino da Fiesole e Antonio Rossellino, nel delicato e intimo sviluppo dei soggetti mariani. La seconda è un grande bronzo databile al XVII-XVIII secolo, e raffigurante un’aquila e una tartaruga.
Infine una coppia di tavoli parietali in legno intagliato, scolpito e dorato Luigi XVI di gusto piranesiano, infine, realizzati nel gusto del raffinato intagliatore Antonio Landucci e provenienti dalla Galleria Sangiorgi, una delle note gallerie di Roma negli Anni Trenta: questi due arredi sono magnifici esempi della miglior produzione romana tra il 1770-1780 circa, destinati alla grande committenza, romana e non, del tempo.