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Giada pietra immortale

La giada è una pietra composta da minuscole particelle minerarie: fino al primo quarto del Settecento si trattava di nefrite estratta dalle miniere principalmente dello Xinjiang, in seguito di giadeide, importata dalla Birmania, ma da quaranta secoli per la cultura cinese essa rappresenta un oggetto di culto dal valore inestimabile.
Il suo colore allo stato puro, più pregiato e raro, è un bianco latteo: assume altre varianti, dal giallo al nero, passando dal rosso al verde smeraldo, grazie alla presenza di altri minerali.

Il suo aspetto “vellutato” contrasta con la sua effettiva durezza e freddezza. Per merito di queste caratteristiche e a causa della difficile malleabilità per la lavorazione ed incisione, fu usata sia in cerimonie “imperiali” legate al culto (i defunti reali o principi nell’epoca arcaica, venivano coperti da un sudario fatto di piccole piastrine di giada legate tra loro con fili d’oro, per la credenza che questa pietra evitasse la decomposizione del corpo, inoltre, il disco “Bi” , l’emblema del cielo e del potere supremo, e il parallelepipedo “Zong”, simbolo della terra, seguivano i defunti nelle tombe), in cerimonie ufficiali (lo scettro usato dall’Imperatore nelle sue udienze, oggetti o simboli in giada venivano offerti in dono dall’Imperatore a titolo di riconoscimento di cariche o per meriti per importanti azioni ), od ornamentali ( gioielli, decori sui copricapo o vesti). Esempi paradigmatici un piccolo vasetto in giada bianca imperiale, una intensa figura di saggio con cervo ai suoi piedi, una sensuale coppa per libagione a forma di fenice, un’elegante figura di giovane che rema e un delicato vaso a forma di fiore di loto: cinque preziosi manufatti in giada del XVIII secolo facenti parte di una collezione.