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Ettore Sottsass e la forma dell’anima

Andrea Schito e Giacomo Abate

Il genio di Ettore Sottsass è quello di un’artista imprestato al disegno industriale. Egli plasma le idee come uno scultore modella la creta e scolpisce il marmo. Come Cezanné usa le forme elementari e come Picasso scompone per comporre di nuovo.
Nell’asta di Forme del 17 giugno 2019 è stata battuta una sua rara lampada per Arredoluce del 1956 circa, il modello 12731, che spiega con quale estro creativo egli affrontasse la progettazione di una struttura illuminante.
È un totem con linee orizzontali e una clessidra in cima, che appare misterioso nella sua dimensione ibrida, imperfetta, tra scultura e lampada. Linee imprecise di colore date a mano che gettano le basi di un nuovo design che sarà capace di portare nelle case quel forte cambiamento che viveva la società, quella “teoria del design”, privilegio di pochi, che univa forma e funzione.
Una modernità giocosa che appare in anticipo rispetto a quel Sessantotto che avrebbe portato non solo una rivoluzione dei costumi, ma anche un diverso ruolo al designer, che da semplice creatore di oggetti utili e riproducibili, diveniva protagonista di un presente tutto da immaginare, dove una lampada può essere un’opera d’arte che arreda lo spazio dell’anima.