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Design come forma del tempo

«Si approva alla condizione che sia modificata la facciata nord il cui prospetto è architettonicamente misero». Il linguaggio è quello burocratico della commissione edilizia del Comune di Jesi, anno 1951. Leggendo oggi un tale parere non si può non sorridere, considerato che il progetto “architettonicamente misero” era stato elaborato da Marco Zanuso, che si affermerà come uno dei più grandi architetti e designer della storia italiana. Ma Jesi non era Torino, o Milano, e quell’edificio dallo stile così lineare, privo di qualsiasi elemento che ne disturbasse l’essenzialità, doveva risultare troppo “diverso” rispetto ai canoni edilizi prevalenti in una fase di frenetico (ed approssimativo) sviluppo urbanistico.
Zanuso non badò troppo alle indicazioni dell’ufficio edilizio, né questo si ostinò ad imporre le proprie direttive. Venne realizzato così, in un angolo della provincia italiana, uno dei primi progetti architettonici dell’architetto milanese, sino ad allora impegnato prevalentemente nel campo del design industriale. Quando egli giunse nelle Marche, chiamatovi dai coniugi Reggiani, era in una fase di grande fervore creativo e di risultati straordinari: proprio in quell’anno si aggiudicò il Gran Premio alla Triennale di Milano per la sedia Lady, prodotta dall’Arflex di Milano. Presidente di quest’ultima società era Pio Reggiani, fratello del committente, e questo spiega anche il contatto fra l’architetto e la proprietà nella piccola regione adriatica.
Zanuso progettò ogni minimo dettaglio della casa anche all’interno, dove tutto è curato e stilisticamente impeccabile, con soluzioni tecniche assolutamente innovative per l’epoca. Si occupò anche dell’arredamento, in accordo coi proprietari, integrando gli spazi ampi e avvolgenti con le linee morbide delle sue creazioni d’arredo e con le invenzioni tecniche e stilistiche di altri grandi designer italiani del dopoguerra, come Gino Sarfatti.
Traspare l’idea – anche guardando le foto in bianco e nero della casa in quei lontani anni cinquanta – di un desiderio assoluto di cambiamento, di innovazione: una rivisitazione poetica della quotidianità che viene rivestita di forme nuove, con lampade a stelo simili a corolle di fiori e ampie coppe riflettenti fluttuanti nell’aria come il cappello di Grace Kelly nel film Caccia al ladro. Forme di bellezza che hanno bucato il tempo, arrivando sino a noi con tutta la suggestione di un’epoca di straordinaria creatività, segnata dall’incontro dello stile italiano con la grande tradizione manifatturiera, l’innovazione tecnica e il coraggio imprenditoriale. In una parola: il design italiano che ha conquistato il mondo.

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Natale 1955 a Jesi con la padrona di casa che legge e la lampada di Sarfatti sullo sfondo