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Alberto Pucci di Benisichi onnivoro di conoscenza

Alberto Pucci di Benisichi era un personaggio unico nell’etica come nei modi di intendere la vita.

Una personalità eclettica, stravagante, di gran fascino, curiosa, che letterariamente poteva ricordare il grande “Gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. La sua vita è stata vissuta singolarmente per bizzarria, estrosità, eccentricità. Non si occupava delle mode che riteneva superflue e passeggere, semmai era lui con il suo forte temperamento a crearne delle nuove. Un uomo con uno straordinario talento di narratore. Nelle estati trascorse al circolo di Petralia ai ragazzini narrava storie che li tenevano avvinti fino a tardi. Viveva fuori da ogni stile di vita e osava cose oltre la norma, anche con una certa sfrontatezza – per ben due volte non si presentò all’appuntamento col prete per le pubblicazioni di matrimonio –, ma anche capace di profonda generosità – al barbiere suo locatario moroso, molto preoccupato per la moglie malata, disse: «Prima pensi a sua moglie, poi pensiamo all’affitto».

Un collezionista onnivoro che non si tratteneva di fronte a tutto ciò che lo attirasse: lettere prefilateliche, calici e pissidi, pianete, chiavi antiche, maioliche, pupi di presepe, mobili, gioielli che acquisiva fidandosi unicamente del suo istinto, in una continua ricerca di ciò che lo potesse stupire, meravigliare, affascinare.