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Fontana Arte. Classica essenziale spaziale

La peculiarità del Design italiano è di aver mutato la percezione dell’oggetto industriale da prodotto artigianale riprodotto in forma seriale, a ‘forma aperta’ della creatività che si evolve e diviene immagine di un’epoca e di un gusto.  Un esempio illuminante lo troviamo nella storia della Fontana Arte, azienda milanese che attraverso la direzione e la creatività di due autentici maestri come Gio Ponti e Pietro Chiesa seppe interpretare l’evoluzione del gusto e della società civile: l’evoluzione degli “oggetti” proposti dalle loro linee colgono anche il succedersi dei mutamenti sociali, culturali e artistici.  Dagli anni Trenta ai Sessanta, Fontana Arte mutò la sua fisionomia da classica, decorativa e alto borghese, a essenziale nella scelta di soluzioni che coniugavano funzionalità e stile impeccabile, a spaziale nel rapporto rinnovato e innovativo con la luce, che fondeva il prodotto industriale in tutte le sue più moderne accezioni: funzione, forma, rapporto spazio, oggetto, serialità del prodotto, sempre secondo canoni di alta qualità costruttiva e dei materiali.

Nella prossima asta del 17 giugno Pietro Chiesa e Max Ingrand sono i protagonisti, con pezzi che rappresentano degli unicum della loro produzione.

Pietro Chiesa è un raffinatissimo maestro dell’arte vetraria, che ha saputo meglio di chiunque altro impiegare il cristallo nella creazione di mobili, lampade, con una tecnica perfetta e in un’inesauribile varietà di modelli. Un primo esempio è la lampada da terra “Luminator” degli anni Quaranta, in ottone verniciato alluminio e cemento, ancora in produzione, che spicca per la sua severa eleganza.

Dello stesso periodo un ‘mobile essenziale’ in legno di acero, ottone, cristallo cromato, molato e specchiato che Gio Ponti sul numero 234 di “Domus” del 1949 magistralmente descrive: “(…) questo essenziale è in una purificazione assoluta di elementi, in una linea ‘tirata’ ad estremi di purezza disegnativa, ad una calligrafia impeccabile, che ci rende emozionati nel riguardarli. A chi sa guardare queste forme sono al di là di un gusto, sono forme esatte, sono forme esatte e vere di queste cose; sono la forma che è riuscita”.

Impeccabile come le precedenti, e riferibile alla stessa epoca, è la splendida lampada da tavolo, in ottone, legno cristallo molato e vetro satinato, che rende manifesto il talento vertiginoso di Pietro Chiesa.

Max Ingrand, maestro vetraio e decoratore francese capace di realizzare veri e propri classici del design, lascia un segno indelebile nel decennio 1954-1964 della direzione artistica della Fontana Arte, e spiega il suo rapporto con la luce: “Un lampadario o un elemento luminoso deve rispondere a certe norme, deve adattarsi al volume dei locali che deve illuminare, deve far parte dello spirito stesso dell’architettura dei locali per diventarne parte integrante”. Un principio che si manifesta con il vaso mod. 2122 degli anni ’60 in legno, ottone, cristallo colato, molato e specchiato e ancora nella lampada da parete in metallo verniciato, ottone e cristallo molato, come nella coppia di lampade da muro mod. 1944 in ottone verniciato, cristallo scalpellato, entrambe realizzate negli anni Cinquanta.