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ZECCHE ITALIANE. DESANA. PIETRO BERARD (1516-1529).
TESTONE
Argento, 9,54 gr, 27 mm. Bellissima patina. qSPL. Inedito. Moneta corredata di appunto manoscritto.
D: P . D . BER . S . D . LA FOCAUDIERA . C. DESA . Busto a sinistra in cerchio lineare.
R: QVI . STATVIT . LEGEM . ELEGIT Scudo inquartato: 1° e 4° losangato; 2° e 3° croce di losanghe; sopra scudetto con una vacca. Il tutto entro cerchio perlinato.
Estimate € 800 - 1,200
Bibliografia di riferimento:
CNI manca, MIR manca


Peso e modulo della moneta spingono a porre in relazione questa moneta con il grossone da 20 soldi imperiali ; anche noto come testone ; introdotto dal duca Galeazzo Maria Sforza (1466-74) nella zecca di Milano, realizzato in diverse altre officine monetarie italiane ed estere ancora nel primo e secondo quarto del Cinquecento con caratteristiche immutate.
La coniazione di un grossone da parte della zecca di Desana non deve sorprendere. Essa si innesterebbe in un filone avviato proprio nei primi anni del Cinquecento da parte di diverse altre zecche, in particolare in area piemontese, e contraddistinto dalla produzione di contraffazioni dei più diffusi nominali battuti all¿epoca dalla zecca di Milano.
La moneta qui proposta a nome di Pierre Bérard potrebbe quindi offrire un ritratto fisiognomico di questo signore di Desana, con caratteristiche però del tutto inedite, ben diverse da quello osservabili sul cd. scudo d¿oro. I capelli lunghi, l¿assenza di barba e il berretto danno di lui un¿immagine più gentile, da signore rinascimentale prima ancora che di uomo d¿armi. Nell¿osservarlo si è portati subito a pensare alle raffigurazioni di Guglielmo II Paleologo per Casale Monferrato, di Luigi XII di Francia per Milano o di Filiberto II di Savoia proposte sui rispettivi grossoni/testoni come sui ducati d¿oro. Sebbene non siano raggiunti i livelli superlativi dei ritratti proposti ad esempio sulle monete di Milano degli Sforza, la resa del ritratto al dritto è nel complesso eccellente, e solo una leggera ribattitura impedisce di apprezzare appieno i dettagli del viso, dei capelli o del fregio che decora il berretto.
Lo stile complessivo di questo grossone/testone mostra alcune importanti differenze rispetto alle altre emissioni a nome del Bérard realizzate a Desana. Notiamo in particolare come i punzoni con cui sono realizzate le lettere delle legende abbiano una forma diversa rispetto a quelle che riconosciamo ad esempio cd. testoni raffiguranti l¿aquila e San Maurizio stante e sui cornuti con San Giuliano a cavallo: segno di una possibile discontinuità per quello che riguarda le maestranze che le hanno realizzate, e dunque di un diverso periodo di emissione dei nominali.
Qualsiasi ipotesi di datazione della moneta si scontra con l¿assenza di precise notizie in merito a Pierre Bérard e alla controversia dell¿effettivo possesso del feudo di Desana. Sappiamo che il Bérard acquisì il feudo nel 1516 da François Mareuil e lo rivendette nel 1529 ai Savoia, ma in questo lasso di tempo l¿esercizio attivo del potere da parte sua non sarebbe stato continuativo. Nel 1517 vi sarebbe stato un primo tentativo di vendita al conte Louis de Vaudemont e un ritorno alla famiglia Tizzoni, mentre tra il 1527 e il 1529 una occupazione da parte di Filippo Tornielli. Se si considera l¿evoluzione delle emissioni di grossoni/testoni con ritratto da parte delle altre zecche piemontesi, si è portati a collocare l¿emissione del nominale di Desana alle primissime fasi della signoria del Bérard. A partire dagli anni Venti del Cinquecento, infatti, la produzione delle zecche piemontesi andò orientandosi verso la contraffazione di tipologie su cui non compariva il ritratto del signore. Tipologie, peraltro, riconoscibili per l¿appunto proprio negli altri nominali oggi noti a nome del Bérard.