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GIOVANNI BENEDETTO CASTIGLIONE detto il GRECHETTO
(Genova, 1609 - Mantova, 1664)
Viaggio di Giacobbe (?)
Olio su tela, cm 97X131,5
Estimate € 20,000 - 30,000
Attribuito da Anna Orlando a Giovanni Benedetto Castiglione, il dipinto raffigura il viaggio di una carovana. Il tema fu affrontato più volte dall'artista, certamente ispirato dagli esodi patriarcali di Noè, Abramo, Isacco e Giacobbe narrati dal libro della Genesi. In un documento del 1635 infatti, il nostro appare noto in virtù di tali soggetti: 'Il Quale dipingeva Spesso li viaggi di Giacobbe' (cfr. Archivio di Stato di Roma, Tribunale criminale del Governatore, Processi, vol. 302 22 marzo 1635 e giorni seguenti, 893-1007, pubblicata in parte da Antonino Bertolotti, 'Artisti subalpini a Roma XV, Secoli XVI e XVII', Mantova, 1884 [edizione Bologna 1965], pp. 177-186). Il tema offriva l'opportunità di confrontarsi non solo con la pittura di storia, ma altresì di mostrare il proprio virtuosismo con il genere della natura morta, del paesaggio e la descrizione di animali. Sia pur formatosi a Genova con il Paggi, Castiglione è documentato a Roma dal 1632 e dall'influenza del naturalismo di Sinibaldo Scorza, Jan Roos e della cultura fiamminga, nella Città Eterna furono di estrema importanza gli esempi di Nicolas Poussin, dei bamboccianti e Pietro da Cortona, che l'autore ha saputo compendiare in maniera singolarissima. Questa rievocazione fantastica dei racconti biblici spiega in parte la sua predilezione di vestire 'all'Armena' e di 'fingersi greco, e sconosciuto', al contempo, la sua stessa biografia denota un'indole inquieta e viaggiatrice, poco incline a poter essere classificata. La produzione del Grechetto fu d'ispirazione per moltissimi artisti, basti pensare al napoletano Andrea De Lione, a Pier Francesco Mola e Pietro Testa, tutti accomunati da un temperamento che Luigi Salerno definì 'del dissenso' e a cui dobbiamo aggiungere il nome di Salvator Rosa. Appare quindi chiara la partecipazione a una tendenza intellettualizzante e criptica, che si oppone alla larga comunicazione e alla chiarezza richiesta dai dettami post-tridentini diffusi dal cardinale Paleotti. A questo proposito ben si rileva come lo schema compositivo dell'artista pone in primo piano e in un affastellamento di oggetti e cromie i brani di natura morta e viva mentre il fulcro narrativo è collocato verso il fondo e trattato con un ductus più indefinito, quasi sfumato, che contrasta con la diligenza descrittiva degli oggetti esibiti sul proscenio. Il rimando intellettuale sembra quasi evocare le indicazioni del cavalier Marino, 'acciocchè i divini arcani si tenessero alla gente vulgare appannati e occulti' ed è interessante osservare come questa tipologia di immagini trovano corrispondenze con la tradizione nord europea e il neovenetismo diffuso dai Bassano. Questo aspetto, inoltre, sembra ben collimare con la datazione proposta dalla Orlando al 1653-1654, in analogia con la tela raffigurante il 'Sacrificio di Noè' di Collezione Torriglia a Chiavari (firmato e datato al 1653) e con l'Entrata degli animali nell'arca di collezione privata genovese (firmato e datato 1654), quindi a un arco di tempo in cui si registra il soggiorno a Mantova del pittore.

Il dipinto è corredato da una scheda critica di Anna Orlando.

Bibliografia di riferimento:

G. Dillon, E. Gavazza, F. Lamera, G. Rotondi Terminiello, t. Standring, L. Tagliaferro, 'Il genio di Giovanni Battista Castiglione, il Grechetto', catalogo della mostra, Genova 1990

A. Orlando, G.B. Castiglione, in 'La pittura di paesaggio in Italia', a cura di A. Ottani Cavina, Milano 2004, pp. 264 -266

A. Orlando, 'Ben imitar coi colori quant'ha di bello il mondo. Dalla nascita dei generi al gusto rococò nella pittura a Genova nel '600 e '700', in 'I fiori del Barocco. Pittura a Genova dal naturalismo al rococò', catalogo della mostra, Cinisello Balsamo 2006, pp. 11-31

A. Orlando, 'Dipinti genovesi dal Cinquecento al Settecento. Ritrovamenti dal collezionismo privato', Torino 2010, pp. 80-89

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