Nella prossima asta di Arte Moderna e Contemporanea del 24 novembre 2020, sarà esitata una versione anni Sessanta delle Muse inquietanti di Giorgio de Chirico (con una stima di 350.000 – 450.000), uno dei quadri più iconici della metafisica – molto ricercato dal collezionismo internazionale, e capace, quando appare sul mercato, di raggiungere risultati di valore assoluto – con cui l’artista aveva iniziato dalla metà degli anni dieci del ‘900 la prima fase della pittura metafisica, il movimento d’avanguardia – insieme a futurismo – più importante dell’arte italiana del XX secolo.
L’artista replica questo tema a lui caro in svariati esemplari perché meglio di altri è capace di evocare quella magia silenziosa legata al sogno e al ricordo che attraverso un linguaggio di stratificazioni simboliche si pone entro ed oltre la visione reale.

Guido Wannenes (AD Wannenes)

“La presenza di un’opera così iconica di Giorgio De Chirico come le Muse Inquietanti nell’asta milanese del 24 novembre di Arte Moderna e Contemporanea, dimostra la volontà di essere protagonisti nel mercato globale dell’arte, dove la modernità del XX secolo si confronta in maniera vitale con i linguaggi della nostra contemporaneità”.

Luca  Massimo Barbero, curatore della mostra “De Chirico” tenutasi a Palazzo Reale tra settembre 2019 e gennaio 2020, a proposito dell’ultima fase della produzione del Pictor Optimus, a cui questa versione delle Muse Inquietanti fa parte, dichiara:

Ha torto chi ha visto nelle repliche dechirichiane una pigra operazione di mercato, quasi levantina; interpreta correttamente Maurizio Fagiolo dell’Arco quando la legge ancora come un’operazione nietzschiana. È però certamente l’operazione che ne fa il “teorico della copia per eccellenza” antecedente di Andy Warhol che resta stregato sfogliando il catalogo della mostra del MoMA del 1982 dove, su una doppia pagina, erano pubblicate le diverse versioni delle Muse inquietanti. 
De Chirico è un artista che – come giustamente nota Giuseppe Marchiori nel 1976 – non è possibile ripetere con i mezzi canonici della pittura: e la grande intuizione di Warhol sta proprio nel ricorrere ad altro, alle sue serigrafie. De Chirico e Warhol, come in una fotografia di Ugo Mulas, si fronteggiano in un gioco di specchi, sono i due padri di una fusione curiosa e improbabile quanto contemporanea, ovvero la metafisica del pop.
I dipinti di questo ultimo periodo mostrano un’infaticabile volontà di de Chirico di giocare con le proprie invenzioni, di aggiornarle con le nuovi fonti di cui si nutre: essi riuniscono, in un canto altissimo, tutta l’invenzione e il mistero di uno dei più grandi pittori del XX secolo”.