L’asta d’Arte Moderna e Contemporanea in programma il 12 dicembre 2019 nella sede milanese di Wannenes (via Amedei 8) sarà l’occasione per proporre in due sessioni (ore 15.00 e 19.00), un gruppo di capolavori internazionali del XX secolo mai passati in asta in Italia
Protagonista assoluto della vendita è “Le Civilisateur” di René Magritte (Lessines 1898 –Bruxelles 1967) olio su tela (cm, 60 x 80) (lotto 5, stima 800.000 – 1.200.000 euro) realizzato dall’artista nel 1944 raffigura il suo cane, Jackie, un Pomeranian Loulous, razza molto amata da René e la moglie Giorgette. L’opera riscoperta in una collezione privata italiana è un inedito di cui si erano perse le tracce alla fine degli anni ‘70 del Novecento. Insieme al dipinto sarà esposto il carteggio del 1965 tra il proprietario e Magritte che, in questa occasione, conferma l’autenticità  dell’opera. 
Il quadro era presente nel 1962 nella collezione milanese di Arturo Schwartz, gallerista, studioso, amico e promotore dell’arte surrealista nazionale e internazionale.
Magritte realizza sempre nel 1944, diverse opere legate al tema degli animali.
“Le civilisateur”, (Il Civilizzatore) rappresenta, come scrive Xavier Canonne, membro del comitato degli esperti della Fondation Magritte di Bruxelles “Jackie a mezzo busto davanti al paesaggio di un tempio dorico che fissa lo spettatore dai suoi piccoli occhi neri, e porta con sé un severo giudizio sulla follia omicida degli uomini in quegli ultimi anni di  guerra, della quale ancora non erano state  Il cane prende, nel dipinto, l’aura di un imperatore più che di un guardiano, una figura storica che posa dinnanzi a un arredamento immutabile che oppone l’effimero della vita del cane alla perennità dell’edificio, accostando al marmo tinto di rosa dalle luci dell’aurora, il candore del manto bianco”. 
Guido Wannenes, AD della casa d’aste dichiara:  “siamo orgogliosi di riportare sul mercato un’opera eccezionale come Le Civilisateur di Magritte a conferma che l’Italia può e deve essere una piazza dove vendere i migliori capolavori dell’arte”.
Questa selettiva collezione di capolavori comprende anche “Composition à la pipe”, un olio su tela di Fernard Léger (Argentan 1881 – Gif sur Ivette 1955) del 1928, (lotto 6, stima 550.000 – 650.000 euro), proveniente da un’importante collezione milanese. È un’opera della maturità dove l’artista, influenzato dall’incontro con l’architetto razionalista Le Corbusier – sperimenta forme astratto – geometriche.
In catalogo ci sarà anche una  gouache e matita su carta (lotto 7, stima 12.000 – 16.000 euro), che Fernand Léger eseguì tra il 1920 e il 1923 come studio preparatorio per il balletto “La Creation du Monde” dei Ballets Suédois – compagnia fondata da Rolf de Maré nel 1920 per lanciare e promuovere il giovane coreografo Jean Börlin che per i cinque anni della sua vita ebbe il  Théâtre des_Champs-Elysées come laboratorio d’avanguardia – che per raccontare la leggenda africana sull’origine del mondo oltre alle scene e costumi di Léger poteva contare sulle frenetiche melodie di Darius Milhaud ispirate al jazz.
“Bagnanti” di Giorgio De Chirico (Volo 1888 – Roma 1978), è un olio su tela del 1946 (lotto 8, stima 45.000 – 55.000), che racconta l’ultima grande fase del percorso artistico del maestro della Metafisica, quello cosiddetto ‘barocco’, che gli studiosi del Pictor Optimus fanno risalire al 1938, quando De Chirico, in polemica contro il Modernismo da lui stesso fondato, ritorna a rileggere i classici della pittura antica attraverso una chiave onirica e fantastica.
Carol Rama (Torino 1918 – 2015), nella sua lunga e feconda esperienza umana e artistica, è stata un’artista eccentrica e poliedrica capace d’evolversi dagli inizi torinesi negli anni Trenta come allieva di Felice Casorati, all’influenza dadaista di Marcel Duchamp, Man Ray e Hans Bellmer, con uno stile che predilige l’interesse per il corpo e per una sessualità di “genere” precocemente femminista. La sua cifra è originale, e nel corso dei successivi trent’anni intraprende un percorso solitario che la porterà alle origini dell’espressione, dove immagine e poesia divengono parti di un tutto. Così come lo “Studio n.9”, una tecnica mista, colla e occhio tassidermico su cartoncino (cm 49,7 x 66,3) (lotto 15, stima 8.000 – 12.000 euro), realizzata tra le fine anni ’60 e l’inizio anni ’70, dove il comporsi anarchico dei materiali crea un personale effetto visivo e tattile.
Un piccolo “Feticcio/Scatola” di Robert Rauschenberg (Port Arthur 1925 – Captiva Island 2008), del 1951-52, una tecnica mista, metallo, filo, stoffa e conterie su cartone (cm 7 x 23 ) (lotto 11, stima 40.000 – 50.000 euro), racconta un inteso periodo romano dell’artista insieme all’amico Cy Twombly dove l’artista realizza tra la Città Eterna e il Marocco, piccoli oggetti estrapolati dal loro contesto, reliquiari che custodivano memorie intime attraverso il lavoro di recupero e assemblaggio degli oggetto di scarto.
Di grande impatto emotivo una “Combustione” di Alberto Burri (Città Di Castello 1915 – Nizza 1995) del 1964, in carta, acrilico, vinavil (cm 33,2 x 20,5), stimata 75.000 – 95.000 euro (lotto 14), un “Ritratto” del 1971 di Vincenzo Agnetti (Milano 1926 – 1981) (feltro colorato di grigio e lettere incise a fuoco dipinte di arancio, cm 120 x 80), proveniente dalla collezione milanese di Gianni Malabarba (lotto 19, stima 70.000 – 90.000 euro), e due opere di Fabrizio Plessi (Reggio Emilia 1940): la prima “Waterfall”, 2003 (ferro, monitor video e sonoro, acqua demineralizzata, cm 53 x 184 x 43, esemplare 3/5 (lotto 23, stima 12.000 – 18.000 euro); la seconda l’imponente “Armadio del fuoco”, 2003, composto da tre grandi strutture in ferro, monitor video e sonoro, cm 250 x 60 x 60 ciascuno (lotto 24, stima 35.000 – 45.000 euro).
Della sessione pomeridiana delle ore 15.00 è sicuramente da segnalare un olio su tela intitolato “Aereopittura” di Italo Ferro (Torino 1880 – 1934) (cm 50 x 40) (lotto 111); un olio su tela del 1958 di Alfredo Chigline (Milano 1914 – Pisa 1974) intitolato “Il Mare” (lotto 123, stima 5.000 – 7.000 euro) e dello stesso artista “Il giardino di Viareggio” del 1968 (olio su tela, cm 65,5 x 54,5) (lotto 124, stima 4.000 – 6.000 euro).
E ancora, una raffinata tempera alla caseina su carta di Carla Accardi (Trapani 1924 – Roma 2014), “Senza titolo”, 1964 (lotto 144, stima 3.000 – 5.000 euro), un vivace albero di Mario Schifano (Homs 1934 – Roma 1998), “Senza titolo”, del 1975-79 (smalto su carta intelata, cm 100 x 105) stimato 2.000 – 3.000 euro (lotto 166), e una simbolica “Finestra” di Tano Festa del 1985 (Roma 1938 – 1988), (smalto, acrilico e coriandoli su legno, cm 80 x 100), quotata 5.000 – 7.000 euro (lotto 169).
La contemporaneità deflagrata delle cromie nell’olio su tela di Massimo Kaufmann (Milano 1963) (“Senza Titolo”, 2004, olio su tela, cm 180 x 230) (lotto 191, stima 5.000 – 7.000 euro).
Tra le grafiche e i multipli spicca una litografia a colori di Joseph Albers (Bottrop 1888 – New Haven 1976) intitolata “Senza titolo” del 1971 (cm 57 x 57, esemplare 97/125) (lotto 197, stima 2.800 – 3.200 euro), e una acquaforte su rame di Giorgio Morandi del 1961 (Bologna 1890 – 1964), che rappresenta una “Piccola natura morta con tre oggetti” (cm 12,3 x 15,7, folio cm 23 x 30,4) stimata 8.000 – 10.000 euro (lotto 198).
Infine, un’icona della Pop Art americana, rappresentata dalla serigrafia a colori su carta della “Campbell’s Soup I – Green Pea Soup” del 1968 di Andy Warhol ((Pittsburg 1928 – New York 1987) (cm 88,5 x 58,5, esemplare 52/250) (lotto 219, stima 15.000 – 20.000 euro).